sabato 27 febbraio 2010

Per chi segue il TG1, Mills è stato assolto



Il reato di corruzione in atti giudiziari contestato all'avvocato David Mills è prescritto. Lo hanno deciso le Sezioni Unite della Cassazione. Il sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani aveva chiesto l'«annullamento senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione e rigetto del ricorso dell' imputato per quanto riguarda gli effetti civili». La Cassazione ha confermato la condanna dell'avvocato David Mills a risarcire 250 mila euro a Palazzo Chigi per danno di immagine.

Reato commesso nel novembre del 1999, non nel febbraio 2000
Annullato, quindi, senza rinvio, il verdetto emesso il 27 ottobre 2009 dalla Corte di Appello di Milano a eccezione della condanna di Mills a risarcire Palazzo Chigi. Per i giudici il reato fu commesso l'11 novembre del '99 («quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey») e non il 29 febbraio dell'anno dopo (solo in quella data, per i giudici della Corte d'Appello di Milano, Mills avrebbe intascato i 600 mila dollari girati dal manager Fininvest Carlo Bernasconi, deceduto, allorché si intestò quote del Torrey global fond).

mercoledì 24 febbraio 2010

In che mani siamo (lettera aperta a Michele Santoro)

fonte: il blog di Alessandro Tauro

La lettera aperta è stata pubblicata sul blog
Stazione MIR di Federico D'Orazio


Ci ho messo quattro giorni per prepararmi, e due per riprendermi dal colpo. Nel giorno di massima attenzione verso noi Aquilani, quando abbiamo rialzato la testa e sfondato le barriere del centro storico, c’erano tutti quelli che da 11 mesi a questa parte avrebbero dovuto esserci, e mancando invece ogni volta l’appuntamento. Quel giorno, nella rappresentanza RAI c’era quello che per me rappresentava la luce in fondo al tunnel: la troupe di Annozero. Eravamo pittoreschi, coi nostri cartelloni appesi, tutti con le telecamere e macchinette digitali per riprenderci da soli, abituati come siamo a fare tutto nell’oscuramento mediatico che ci sta soffocando. Eravamo incazzati. I ragazzi di Annozero, ci hanno notati, ed hanno voluto parlare con noi. Abbiamo programmato e realizzato con loro interviste durate ore, c’è chi ha condotto visite non autorizzate in zona rossa a rischio suo e della propria fedina penale. Lo abbiamo fatto tutti perché la cosa più importante è L’Aquila, ed in questi mesi abbiamo saputo rivedere, inconsapevolmente, priorità ritenute prima di un anno fa imprescindibili.

Ai ragazzi di Annozero, abbiamo raccontato i nostri fatti più privati, perché eravamo e siamo tutt’ora convinti che se non si vivono certe situazioni non le si può comprendere. Ma raccontarle nel più minimo dei dettagli può aiutare a farsi un’idea. Purtroppo, il risultato è stato sconsolante. La mannaia dell’opportunismo si è abbattuta su di noi, anche da chi non avrei mai creduto potesse farlo. L’Aquila, ad Annozero, si è ridotta ad un insulso collegamento dalla zona rossa, in un’area che per noi comuni mortali è inaccessibile, perché questo era il disegno previsto. Sfruttarla come scenografia, far immaginare un centro vuoto, disabitato, crollato. E proprio perché è davvero così, ci risulta incomprensibile la ragione che ha spinto ad escludere da questa rappresentazione pittorica, l’elemento più importante. NOI. Gli Aquilani. Gente che non ne può più di sentir dire cose sul conto della nostra città da chi non vi ha mai messo piede, né prima, né dopo il 6 Aprile.

Per fare un esempio, quando ero in studio ad Annozero, e rigorosamente tra quelli del pubblico non parlante, non ho idea di cosa mi abbia trattenuto: Il direttore Belpietro, ha enunciato con la nettezza di chi ha appena parlato con uno dei responsabili della Ricostruzione, che

“il centro dell’Aquila andrà abbattuto e ricostruito con criteri antisismici”

Quella è stata la prima occasione in cui ho dimostrato a me stesso di essere una persona molto più civile di quanto credessi. Gli Aquilani, non vogliono più sentir paragonare le loro case, le Chiese, la città tutta ad un immenso paesaggio di cartone. Precario. Sia fatta una distinzione netta tra quello che precario era per speculazione edilizia, lucro personale e politico degli ultimi decenni, e tutto il resto della città. Non fare questa distinzione a quasi un anno dal terremoto è forse il segno più preoccupante di tutta la vicenda che ci riguarda. E dimostra che non c’è assolutamente nessuna volontà politica e giornalistica, tra quelle enunciate finora, di fare chiarezza e per una buona volta pulizia.

Si rischia oggi, di vedere un centro storico abbandonato a se stesso che dovrà essere ricostruito con il nostro finanziamento, visto che da Luglio pagheremo le tasse. E nemmeno di questo, nessuno che si scandalizzi, nessuno che si adoperi a costo della propria carriera politica o professionale, per condurre un ‘operazione di verità. Gli Aquilani giovedì scorso hanno visto la loro città dalla televisione, esclusi ad ogni livello dalla partecipazione a quello che, vanamente, avevamo creduto fosse il momento del nostro riscatto.

Per di più, ed è questa la nota più grave, una trasmissione di quasi tre ore si è limitata a dibattere delle intercettazioni già note dalla settimana prima, che noi tutti avevamo già letto dai giornali. Non una parola sulle ragioni vere che hanno spinto i magistrati ad iscrivere Guido Bertolaso nel registro degli indagati, ovvero l’ipotesi di corruzione. Più succoso, anche per Annozero, si è rivelato l’argomento dei presunti favori sessuali che coinvolgerebbero il capo della PC. Per argomenti di questa debolezza, abbiamo dovuto veder dedicate 3 ore di prima serata, con approfondimenti fino al più squallido dei dettagli.

L’Aquila, nella vicenda, aveva da offrire altro che il suo corpo colpito a morte. Argomenti forti, forse troppo persino per Santoro. Ne cito solo alcuni, per i quali pretendiamo da mesi (inascoltati) attenzione. Ricostruzione mai partita, quasi un miliardo di Euro buttato per assistere solo il 20% della popolazione colpita, pregiudicando seriamente la disponibilità finanziaria da dedicare alla VERA ricostruzione, appalti a dir poco gelatinosi in ogni aspetto di quanto fatto fino ad oggi: ponteggi, Progetto CASE, persino le coperture dei tetti in centro storico pare abbiano dei segreti inconfessabili.

E noi che speravamo si parlasse di questo, cose che abbiamo documentato alla troupe che è rimasta qui per tre giorni, sprecando il nostro tempo per fornire dati, suggerire storie degne di nota, cercare riscontri obiettivi a quanto raccontavamo loro…noi che sostanzialmente abbiamo fatto il loro lavoro, conducendo inchieste solitarie e sperando che volessero almeno raccontarne i risultati emersi, abbiamo fatto un’opera inutile.

C’era altro da fare per Annozero.

C’era da immaginare Bertolaso che si intratteneva in ambigui massaggi alla cervicale, c’era da immaginare mutandine brasiliane e preservativi, e calici di champagne.

Santoro, perché?

Santoro, lei avrebbe potuto far vedere cose davvero scandalose, che noi conosciamo,e lei ora, grazie a noi conosce. Ha preferito far immaginare cose infinitamente meno volgari di quelle che noi viviamo da un anno ormai a questa parte. Aspetto il risarcimento che mi ha promesso in studio, quando le ho detto la mia approfittando,a fine diretta, dell’ira dei ragazzi messinesi - venuti per parlare in trasmissione - e che non hanno trovato spazio per raccontare i loro scandali sulla PC. A L’Aquila ci sono molti, me compreso, desiderosi di confrontarsi alla pari (e non nei due minuti riservati al pubblico) con chi tra giornalisti, politici e prelati ha ancora voglia di difendere la facciata che nasconde gli scandali accaduti fino ad oggi a L’Aquila, sulla nostra pelle. Perché si inizi a dire la verità. Michele Santoro è disponibile a farlo?

Finche ciò non avverrà resteremo, tutti quì a L’Aquila, della nostra idea.

Continuando a domandarci alla sera, nelle nostre

case,

casette,

M.A.P.,

roulotte,

camper,

camere d’albergo

e letti di caserma:

in che mani siamo?

martedì 16 febbraio 2010

Maierato...



non ne abbiamo più il controllo...
ed è giusto così, nel tempo abbiamo fatto troppi disastri per non pagarne le conseguenze adesso

lunedì 15 febbraio 2010

ELVIRA DONES...
In nome delle belle ragazze albanesi"

"Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."

Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista
.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

(fonte)

Perchè quello che manca veramente è l'indignazione popolare...
Nessuno si lamenta, si sente dire:
"intanto sono frasi provenienti da un burlone",
peccato che il burlone sia un presidente del consiglio (lo scrivo volutamente in minuscolo)...

Sono frasi, gesti, allusioni che non devono passare sotto silenzio...
e non serve giustificarlo pensando a:
"ci sono cose più importanti..."

perchè il messaggio che passa è grave...
una battuta del genere è pari a quella di chi si frega le mani pensando al terremoto
si scherza sul dolore altrui...

giovedì 11 febbraio 2010

BERTOLASO

L'INTERCETTAZIONE

ROMA - Il 21 settembre 2008, annota il gip nella sua ordinanza, «l'Anemone, unitamente al Rossetti (Simone Rossetti, indagato, gestore del Salaria sport village - ndr)», si attiva per organizzare la «cosa megagalattica».
Rossetti: ...capo
Anemone: ...eccomi R.:...allora domenica prossima alle 8
A.: ...di quello che parlavamo prima...?
R.: ... si si... cosa megagalattica
A.: ...ma li da voi?
R.: ...chiudo il circolo due ore prima...festa al Centro Benessere
A.: ...benissimo okay
R.: ... (inc)... con lui
A.: ...eh?
R.: ...tre persone con lui (...)
A.: ...grazie... quindi l'ora a che ora è?
R.:...io direi per le 8 così ci organizziamo.. un po' di frutta prima... champagne... frutta ... un po' di colori fuori... cose

Il 23 settembre altra conversazione intercettata tra i due.
Anemone: ...2 cose... la prima al 99% domenica va bene
Rossetti: ...okay... perfetto
A.: ...me lo conferma sabato... però m'ha detto che al 99%... si
R.: ... okay... sicuramente ci costerà qualche soldino
A.: non mi frega un c. Simò
R.: ...no, no, io 'ste cose A.:...sì, sì, però mi raccomando...la riservatezza tua e basta...Simò
R.: ... ah...Diè...tranquillo proprio...

I due parlano ancora della festa il 25 settembre.
Rossetti: ...senti quante situazioni devo creare?...una...due
Anemone: ....io penso due... lui si diverte... due
R.: ...tre?...che ne so!
A.: ...eh la Madonna!
R.: ...(ride) va bene... a posto
A.: ...di qualità!
R.: ...assolutamente

Bertolaso, in una telefonata ad Anemone del 27 settembre, spiega però di non poter essere a Roma la sera dopo, domenica.
Anemone: ...quindi non ci sei domani sera
Bertolaso: ...no domani sera... ahimè non ci sono
A.: ... ho capito...
B.: ...però conto che l'offerta possa essere ripetuta ovviamente in un'altra occasione (...)
A.: ...come no! come no!...grazie...ci sentiamo in settimana.

corriere.it

LA REAZIONE DI BERLUSCONI

I pm si devono vergognare

siamo proprio sicuri che siano i pm a doversi vergognare???

ma tutto questo servirà???
non sembra, perchè di dimissioni non se ne parla, mentre di protezione civile s.p.a. si

qualcuno, per favore, mi indichi qual è il fondo....

mercoledì 10 febbraio 2010

Manifesti elettorali


In una giornata in cui:


Dell'Utri in un'intervista dice che
"Sono in politica per sfuggire all'arresto"
(informare è un dovere)

Bertolaso vierne indagato e si dimette dall'incarico
(ansa)

e altre...


ecco il condono preventivo per i manifesti elettorali: La proposta di una sanatoria fino al 31 maggio 2010 arriva dalla Lega e dal Pdl ed è contenuta in un emendamento al decreto Milleproroghe - Se il provvedimento dovesse essere approvato ai partiti, invece che pagare le multe, basterà versare 1000 euro per ogni provincia "imbrattata" con manifesti affissi al di fuori degli spazi consentiti

Un “condono preventivo” per poter attaccare liberamente manifesti elettorali abusivi senza sborsare quasi nulla. C’è anche questo tra gli emendamenti al decreto Milleproroghe in discussione in questi giorni al Senato. Una proposta che, se approvata, danneggerebbe non poco i Comuni e permetterebbe ai partiti che hanno imbrattato le città in luoghi non consentiti durante la campagna elettorale di cavarsela con un’ammenda da 1000 euro per ogni provincia dove sono stati compiuti gli abusi.

La proposta viene dalla Lega e dal Pdl e prevede che la sanatoria per chi affigge manifesti abusivi (quella precedente era stata approvata l’anno scorso per “coprire” le elezioni Europee) venga estesa fino al 31 maggio 2010. Le conseguenze sono semplici: i partiti potranno continuare con la politica delle affissioni “selvagge” fino a Regionali concluse e i Comuni non potranno rivalersi contro di loro per i danni.

Ad essere danneggiate, infatti, sono proprio le amministrazioni locali. Spiega il segretario radicale Marco Staderini che “ad ogni elezione nazionale, tra sanzioni per manifesti abusivi e spese di defissione i Comuni ci rimettono da 80 a 100 milioni”. Perché buona parte delle amministrazioni quei soldi li mettono a bilancio da prima e sono soldi che tra un condono e un altro non rientrano mai mentre le spese per ripulire i muri vanno sostenute lo stesso.

Se i conti di Staderini fossero esatti, visto che la sanatoria è una pratica sistematica da almeno quindici anni, i partiti avrebbero risparmiato circa un miliardo di euro, forse anche di più. Lo ammette anche il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora secondo cui è “impossibile, sulla base dei dati che gli enti locali ci comunicano, determinare il minor introito derivante dalle violazioni in materia di affissioni”.

Altri Comuni, invece, una volta capito l’andazzo, sulle multe da “affissione selvaggia” hanno prudentemente scelto di non farci affidamento. Il reato in questione risale agli anni ’60 e fu depenalizzato nel 1994, l’anno della prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi. Nel 1996, con il centrosinistra al governo è arrivata la prima sanatoria: un milione di lire da restituire per ogni comune “sporcato”. Per non essere da meno il centrodestra ha approvato una nuova sanatoria nel 2001. Nel 2005 e ne è scattata un’altra. Unica pausa nel 2007 quando si decise, improvvisamente, che a pagare doveva essere chi sporcava. Una svolta durata poco: nel 2008 è arrivata l’ennesima sanatoria e adesso, grazie all’ultimo emendamento, un nuovo balzo in avanti e problema risolto a priori grazie al “condono preventivo”.

Ma se i manifesti sono questi...ne vale la pena

venerdì 5 febbraio 2010

Ma ci fanno o ci sono???

Norma antimafia del governo rischia di azzerare i processi

Una sentenza della Cassazione potrebbe far azzerare tutti i processi di mafia compresi quelli non ancora passati in sentenza definitiva. In pratica c’è un buco nella normativa antimafia entrata in vigore nel luglio scorso. Quando la pena può lievitare fino a 30 anni, dicono gli ermellini, a giudicare deve essere la Corte d’assise.
La sentenza, emessa dalla prima sezione penale della Suprema Corte il 21 gennaio scorso, riguarda un processo celebrato a Catania (contro Attilio Amante e altri otto imputati), in cui si erano dichiarati incompetenti sia il Tribunale, con un’ordinanza del 7 maggio 2009, che la Corte d’assise, con un’altra ordinanza, datata 12 ottobre. Due settimane fa la Suprema Corte ha stabilito che competente a giudicare è la Corte d’assise.

La sentenza, passata sotto silenzio, sta suscitando dubbi e perplessità negli uffici giudiziari, con importanti processi per mafia che rischiano di ricominciare da zero. E’ successo nei giorni scorsi a Palermo, dove la questione era stata sollevata d’ufficio dalla quarta sezione del Tribunale (la stessa davanti alla quale sta deponendo, in questi giorni, Massimo Ciancimino); ora è stato rinviato un altro dibattimento, su richiesta congiunta del pm Caterina Malagoli e dei difensori, anche a Termini Imerese.

Paradossalmente, a scatenare l’emergenza è stata una norma antimafia, contenuta nel pacchetto sicurezza, divenuto legge nel luglio 2008: se agli imputati di associazione mafiosa vengono infatti contestate talune aggravanti – ad esempio essere stati “capi e promotori”, di avere agito con un’associazione armata e di avere reimpiegato in iniziative economiche i proventi di attività criminali – la pena lievita anche fino a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d’assise. Questo vuol dire che, anche con effetto retroattivo, i giudizi già celebrati in Tribunale o in Corte d’appello sono potenzialmente nulli.

La risposta di Alfano

All'allarme lanciato dai giudici che si stanno occupando di procedimenti mafiosi, Alfano risponde gettando acqua sul fuoco: "Eviterei aggettivi estremi ed eccessi di ansia perché il governo dell'antimafia delle leggi e dei fatti, provvederà a fare in modo che effetti distorsivi non si verifichino. Tutti stiano tranquilli perché il Governo farà in modo che non ci siano conseguenze negative nascenti da un fatto positivo". Alfano ha spiegato di non conoscere ancora la sentenza della Cassazione nelle sue motivazioni, perché non è stata pubblicata, "ma conosco - ha concluso - il dispositivo".

C'è un buco nella legge

"C'é un buco nella legge, c'é un problema normativo: serve una correzione". Questo trapela dalla Cassazione a proposito del dispositivo emesso lo scorso 21 gennaio - nel processo 'Amante' - che sposterebbe la competenza dei reati di mafia dai tribunali alle Corti di Assise con il rischio di azzerare molti procedimenti in corso. Nulla di più viene aggiunto, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate e che non è stata redatta alcuna massima di diritto, nemmeno a livello provvisorio. Quel che è certo è che si tratta, appunto, di un effetto dovuto ad una "imperfezione normativa" e, dunque, in grado di riverberarsi non solo sul processo 'Amante' ma su un gran numero di altri procedimenti per mafia.

E per rimediare occorrà un immediato intervento del legislatore". Non usa mezze misure, commentando i possibili effetti della sentenza nei reati di mafia, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. "Non ne conosciamo ancora la motivazione - dice Ingroia - ma il dispositivo è già abbastanza chiaro". Il procuratore aggiunto spiega poi che "e dovesse prevalere la tesi della competenza delle Corti d'assise sarebbe una vera e propria catastrofe, perché la questione si potrebbe porre in ogni stato e grado del procedimento. Con effetti che vanno dal regresso del processo in primo grado alla cancellazione di sentenze nei dibattimenti quasi conclusi. E qui si tratta dei capi dell'associazione mafiosa. Altro che processo breve. Sarebbe molto peggio, e gli effetti si ripercuoterebbero nelle vicende di mafia".

link

eh bravo ministro, forse eri troppo preso da altre leggi e ti è scappata una virgola qua e là...in fondo si sta solo parlando di processi di mafia, o lo avete fatto volontariamente?!!!

giovedì 4 febbraio 2010

Berlusconi e il 70% dei consensi....


ecco quale programma usa il presidente del consiglio per creare il suo consenso...PHOTOSHOP

ma dico, se proprio devi fartele ritoccare, almeno scegli un grafico bravo


ecco il file ad alta risoluzione:

http://twitpic.com/110rn5/full

e il blog da cui ho preso la notizia

sanprecario

lunedì 1 febbraio 2010

Il made in Italy secondo il ministro Zaia...




la realtà....



“McItaly è un grande obiettivo che mi ero prefisso e che è stato realizzato, ha dichiarato il Ministro Zaia, consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini. La nostra agricoltura non poteva perdere quest’occasione, come dimostrano i numeri: 1000 tonnellate di prodotti italiani utilizzate, per un valore di 3,5 milioni di euro”.

Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha presentato, alle ore 13.00 nella storica sede del McDonald’s di Piazza di Spagna, la nuova linea McItaly, che ha ricevuto il patrocinio gratuito del Mipaaf. Si tratta di panini e insalate preparati con il 100% di prodotti italiani: carne nazionale, olio extravergine di oliva, Asiago Dop, Bresaola della Valtellina Igp, pancetta della Val Venosta, grano saraceno, cipolle di Tropea e carciofi romani.

Per iniziare, McItaly sarà distribuito nei 392 punti vendita italiani, ma dovrà diventare un must internazionale, consentendo ai prodotti del Made in Italy di fare il giro del mondo. Il 75% dell’agroalimentare, infatti, viene immesso nella grande distribuzione.

“I gesuiti, a cui veniva chiesto perché parlassero con gli infedeli, rispondevano: meglio evangelizzare chi non crede. McItaly ci consentirà di dialogare con i giovani, lavorando sul loro imprinting gustativo: il 31% dei clienti McDonald’s, infatti, ha un’età compresa tra i 20 e i 35 anni, l’11% tra i 15 e i 19”

“Siamo per la tutela del Made in Italy – ha continuato il Ministro -, per la difesa della nostra identità, e proprio per questo non possiamo fermarci alle modalità di distribuzione: dobbiamo guardare alla qualità. McItaly è questa qualità, il primo panino interamente tracciato, non anonimo, attraverso cui oggi globalizziamo l’identità dell’agricoltura italiana”.


COMPLIMENTI AL MINISTRO

alcuni link

dissapore.com
trashfood.com

domenica 31 gennaio 2010

G8 Maddalena, l'isola usa e getta

mercoledì 27 gennaio 2010

27 Gennaio - Giorno della Memoria - Per non dimenticare



Ah dimenticavo...

Spopolo IMussolini, applicazione per l'IPhone

Imussolini - costa 79 centesimi ed è al secondo posto nella classifica dei più scaricati

L'applicazione si chiama semplicemente iMussolini ed è stata ideata da un giovanissimo imprenditore napoletano, il venticinquenne Luigi Marino. "Il primo giorno è stata scaricata solo 55 volte", racconta Marino a Repubblica. "Il secondo giorno i download sono stati oltre seicento. Dal terzo, grazie anche all'interesse della stampa, ho avuto una media di mille acquisti al giorno".

Il problema non sono i contenuti, che come sostiene l'autore si possono trovare ovunque, ma i commenti all'applicazione e lo spirito con cui questa applicazione viene scaricata...

lunedì 25 gennaio 2010

Non ci posso credere...

Non si presenta in tribunale
La polizia arresta «Arnold»

Già nel 2008 l'attore Gary Coleman era finito in prigione per aver investito un uomo in un parcheggio



L’attore statunitense Gary Coleman, divenuto famoso negli Anni Ottanta come protagonista del telefilm cult Il mio amico Arnold (guarda), è stato arrestato dalla polizia dello Utah per non essersi presentato ad un’udienza in tribunale: è quanto hanno precisato fonti della polizia dello Utah dopo che il quotidiano locale The Salt Lake Tribune aveva invece parlato di violenze domestiche.

Coleman, classe 1968, era già stato arrestato nel 2008 con l'accusa di aver voluto investire un uomo in un parcheggio, vicenda che secondo fonti legali sarebbe in via di risoluzione extragiudiziale. L'attore, nato con una malattia congenita ai reni che ne ha bloccato la crescita, è divenuto famoso negli Anni Ottanta per il ruolo di Arnold, si candidò nel 2003 al Governatorato della California, ritirandosi dopo la discesa in campo di Arnold Schwarzenegger, al quale diede successivamente il suo appoggio.

...ogni tanto bisogna anche distrarsi...

giovedì 21 gennaio 2010

Il processo breve

Intervista a Saviano:
(repubblica.it)

"Non si possono velocizzare i processi a discapito di chi sta attendendo giustizia. Adesso il messaggio è chiaro. Se in Italia qualcuno pensa di avere risposta dallo Stato, sa che spesso potrà non averla. E chi al contrario percorre strade trasversali alla legalità, quelle della criminalità organizzata e non solo, avrà la consapevolezza di potersela cavare. Che esistono le regole, ma che possono essere corrette".

Roberto Saviano, che accadrà quando il processo breve diventerà legge col voto della Camera?
"Per capirlo bisogna ricorrere ad alcune immagini. Processo Spartacus, quello che nei giorni scorsi ha portato alla condanna all'ergastolo in Cassazione per 16 boss della vecchia guardia casalese: con questa legge il primo grado non sarebbe rientrato nei tempi. Sarebbe stato impossibile dimostrare che lo Stato persegue i reati, che è in grado, magari con lentezza, di condannare i colpevoli. Ancora, col processo breve giungeranno a prescrizione i maggiori processi in corso per incidenti sul lavoro. Processi che purtroppo necessitano di tempi lunghi per via delle perizie tecniche e a causa della lentezza della macchina giudiziaria. Per non parlare in ultimo della colpa medica. Tutte le persone che hanno subito interventi medici segnati da errori o terapie sbagliate vedranno cancellato il loro processo".

I cittadini hanno diritto a tempi rapidi, è la tesi del governo.

"Ma perché i cittadini devono pagare due volte? Prima, attendendo tempi lunghissimi per il giudizio. Poi, durante il processo, vedendo cancellata la speranza di avere giustizia? Vero, bisogna velocizzare i processi. La lentezza della macchina giudiziaria italiana è scandalosa, ancor più per un paese che si definisce democratico. Prioritario e giusto velocizzarla. Ma rendendola più efficiente, mettendola in grado di funzionare. Non si può pensare di velocizzare a discapito di chi cerca giustizia".
Obiezioni valide, se non si trattasse di una legge ad personam.
"Basterebbe poco per dimostrare che non si tratti di una norma che fa gli interessi di qualcuno. Dire: ecco, questa legge entrerà in vigore da domani, a partire dai nuovi processi, non ha valore retroattivo. Ma purtroppo così non è".

Ritiene che tra i rischi vi sia quello della diffusione di un senso di impunità, una sorta di incentivo involontario alla criminalità organizzata?
"Il rischio c'è. La criminalità organizzata, e non solo, potrà pensare di cavarsela sempre. Che le regole ci sono ma modificabili".

Il suo appello contro il processo breve, attraverso il nostro giornale e il sito, ha raccolto 500 mila firme. È stato tutto vano?
"Non è stato vano. Quelle centinaia di migliaia di persone sono lì a ricordare che quella non è una legge condivisa, che non va nella direzione della democrazia. Su questo, concordano molti elettori del centrodestra. Mi chiedo con che faccia, da domani, i rappresentanti del governo potranno guardare negli occhi chi chiede giustizia e non potrà più averne".

Ormai la legge è in dirittura d'arrivo. In cosa spera?
"Spero ci sia ancora un margine perché rinsavisca chi crede ancora nello Stato. Se poi la legge sul processo breve verrà approvata anche dalla Camera, allora spero che venga rimandata in Parlamento".

Continuo a sentire i rappresentanti del governo dire:
i processi in Italia sono troppo lunghi e quindi abbiamo pensato che la via migliore per ridurne i tempi fosse quella di diminuire gli anni per i vari giudizi...

non posso credere che la gente possa considerare questa una giustificazione plausibile...
è troppo scontato capire che per ridurre i tempi si deve mettere chi lavora nelle condizioni di fare il suo mestiere velocemente, e non semplicemente ridurne il tempo in cui deve farlo...

è assurdo

del resto non ci si può aspettare molto da chi sostiene che per risolvere il problema dei bamboccioni in Italia, si debba fare una legge che sbatta fuori di casa i diciottenni,
senza preoccuparsi di creare comunque delle condizioni tali per cui i diciottenni siano in grado di farsi una loro propria vita....

martedì 19 gennaio 2010

Bertolaso ad Haiti...

ho provato a disintossicarmi, ho provato a lasciar passare un pò di tempo per far sbollire la rabbia, ma poi, apro la pagina del corriere online e leggo:

Haiti: aiuti bloccati all'aeroporto
Berlusconi invia Bertolaso sull'isola

e mi chiedo...perchè? ci sarà mai un limite?

fonte articolo


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«Quante dita hanno dieci mani?». «Cento». «Bravi, di solito mi dicono 50»
Berlusconi in una scuola dell'Aquila

mercoledì 23 dicembre 2009

E lo chiamano surriscaldamento del pianeta...

il Giornale - 22 dicembre 2009
di Giuseppe de Bellis

Conservate i giornali di oggi. Teneteli lì, per la prossima volta. Teneteli per il primo che parla di surriscaldamento della terra. Meno 13, meno 24, meno 7. La neve, visto quanta? Il gelo, visto che roba? Qui si muore di freddo. Global cold, global cooling, global chilling: lo chiamino come vogliono, resta che qui di anormale c’è la temperatura al ribasso. Sappiamo che a Copenaghen, nei giorni scorsi, hanno perso tempo: l’accordo sulle emissioni da limitare e fermare, i bisticci sul nulla, le passerelle, le bocche riempite di grandi parole sul buco dell’ozono.

Magari qui adesso avessimo un termosifone per crearcelo da soli un bell’effetto serra. La realtà fa a pugni con l’idealismo. Ci raccontano un sacco di cose sui danni che stiamo facendo, però poi ogni anno ci ritroviamo congelati come sempre, più di sempre. Al freddo e al gelo, e va bene che è in linea col Natale, però ne avrebbero fatto tutti a meno in questi giorni. Qui sul pianeta ghiacciato andrebbe bene una stufa a petrolio o a carbone, o a qualunque combustibile inquinante. Altro che energia da sole, vento e acqua: serve qualcosa subito, qualunque sia....


Situazione del 23 dicembre:

(repubblica.it)

La situazione. L'Italia, dunque, alla vigilia di Natale sembra spaccata in due: la neve a Nord ha dato una tregua, ma le temperature, pur subendo lieve flessioni, rimangono gelide e vicine allo zero: 3-4° a Milano, Torino, Bologna. Al Sud invece, il clima assume valori davvero primaverili, con 22° a Palermo, 23° a Catania e Messina, 18° a Roma, Perugina, Firenze.

La situazione del nostro pianeta è preoccupante, e lo è ancora di più se la si affronta con lo spirito di De Bellis...

lunedì 21 dicembre 2009

Silvio Berlusconi e il messaggio di Natale all' Italia



a Natale regala una tessera del Pdl...????

mi dispiace proprio che debba rinunciare al messaggio di fine anno...chissà cosa sarebbe riuscito a raccontarci

o forse ci stupirà e si presenterà a reti unificate...RAI e Mediaset?

lunedì 14 dicembre 2009

Il giallo dei gruppi PRO-SILVIO su Facebook

repubblica.it
lastampa.it

E' polemica su Facebook per i gruppi pro-Berlusconi. Sono centinaia di migliaia gli utenti che nelle ultime ore si sono trovati, a loro insaputa, iscritti a pagine che manifestano solidarietà e vicinanza al premier. Gruppi che fino a oggi avevano nomi e finalità diverse.

E' il caso di "Solidarietà a Silvio Berlusconi": due milioni di persone che sul social network avevano aderito ad una campagna per il terremoto in Abruzzo e che, da un momento all'altro si sono trovati "iscritti" a una pagina completamente diversa. O quello di "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia", 400mila fan del Made in Italy, ora inconsapevoli sostenitori del presidente del Consiglio. Altro esempio: il gruppo "No a Facebook a pagamento", trasformato in un gruppo di solidarietà al premier.

E il popolo di Facebook grida al complotto e minaccia denunce: "Sono stato truffato, mi rivolgerò alla polizia postale", "gli amministratori di questo gruppo devono vergognarsi". Per poi dar vita alla più digitale delle vendette: lasciare il gruppo in massa al ritmo di diverse migliaia all'ora.

Tutto è iniziato nelle prime ore del mattino. Fino alla mezzanotte di ieri, infatti, digitando la parola 'Berlusconi' nel motore di ricerca di Facebook, il gruppo più numeroso risultava quello del "No B Day", con 376mila iscritti. Questa mattina alle otto ecco spuntare "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia", 380mila adesioni. Troppe in una sola notte, anche per la più efficiente macchina organizzativa. E l'arcano viene subito svelato dagli utenti: "Non mi sono mai iscritto a questo gruppo, qualcuno ne ha cambiato il nome". E ancora: "Vi denuncio, non è questo il modo di mostrare la solidarietà che Berlusconi raccoglie in questo momento".

Un semplice cambio di nome. Tecnicamente si tratta di un'operazione che da alcuni mesi è diventata su Facebook abbastanza semplice. Per gli amministratori, basta semplicemente digitare il nuovo nome e il gioco è fatto. E andando a sbirciare tra le informazioni condivise dall'amministratore di "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia" si scopre che l'account con cui è stato registrato il gruppo - kingbid. it - appartiene ad un sito di aste online. Che con ogni probabilità attira possibili utenti attraverso temi sensibili all'opinione pubblica. Prima il Made in Italy e ora l'aggressione al premier. E desta molte domande tra gli utenti la foto scelta come immagine personale del gruppo: un poster di Azione Giovani contro Walter Veltroni.

Macroscopico il caso del gruppo "Solidarietà a Silvio Berlusconi". Due milioni di utenti che fino a ieri pomeriggio credevano di essere iscritti ad un gruppo dedicato alle vittime del terremoto in Abruzzo. Verso le 14 di oggi pomeriggio via al cambio di nome. E scattano polemiche e sospetti: " Siete dei truffatori, cancellatemi immediatamente da questo gruppo!!!". E i sospetti cadono sul partito di Berlusconi: "C'è qualcuno che è stato pagato dal Pdl per fare questi giochetti all'insaputa delle persone". Un utente, Luca Adami, è attonito: "Torno da lavoro e un'amica dice che mi hanno messo dentro un gruppo pro-Berlusconi. Le rispondo che è impossibile, poi controllo. Ma chi può essere talmente malato da creare un gruppo con questa finalità?".

Ma gli utenti di Facebook non ci stanno. In molti dopo aver lanciato l'ultimo, arrabbiato post, lasciano il gruppo e invitano gli altri a fare altrettanto: da quasi due milioni si arriva in pochi minuti a un milione e ottocento novantamila iscritti. E c'è chi vuole capire: "Chi c'è dietro lo scandaloso cambio di nome dei gruppi più numerosi in favore del Presidente del Consiglio? E' un atto illegale e mistificante, che non deve ripetersi".

L'importante è scagliarsi contro chi dice che lui è un istigatore, non contro colui che cerca di trarre vantaggi da ogni situazione più o meno drammatica che sia, lo ha fatto con l'Abruzzo, lo sta facendo con se stesso...

giovedì 10 dicembre 2009

Il Giornale e gli arresti di Nicchi e Fidanzati

"Mafia: presi i 2 superlatitanti", Repubblica, 5 dicembre

"Oggi pomeriggio, poco dopo le 14.50, i poliziotti hanno fatto irruzione in una palazzina a tre piani di via Filippo Juvara, 25 ..."

Sul Giornale, invece, ne danno notizia alle 12.18...più di due ore prima,
si potrebbe quasi dire...molto strano

Il Giornale, continua a dire che il tutto è dovuto ad un errore nell'inserimento della data, anche se comunque il primo commento all'articolo è delle 15.45, quando tutti le altre testate danno la notizia non prima delle 16:33...
certo che quelli del Giornale sono veramente bravi...

Ci sono molti blogger che stanno seguendo questa vicenda, con continui aggiornamenti

ecco alcuni link per seguire la vicenda

nonleggerlo.blogspot.com
sonostufo.splinder.com

e il video di Genchi

giovedì 3 dicembre 2009

Berlusconi - statua di ghiaccio


«Si tratta di un omaggio a Silvio Berlusconi per la decisione di partecipare ai lavori del vertice delle Nazioni Unite sul clima di Copenhagen», spiega l'associazione ambientalista precisando che la statua di ghiaccio dovrebbe sciogliersi in circa quattro giorni, esattamente all'apertura del vertice di Copenhagen, il prossimo 7 dicembre. Ma l'effige cristallina del premier starebbe iniziando a liquefarsi più in fretta del previsto.

NIENTE IRONIA - Contrariamente a quanto alcuni potrebbero pensare, non c'è ironia nell'omaggio gelato.
Tuttalpiù si tratta di una critica costruttiva:
«Andare a Copenhagen è sicuramente una decisione positiva - spiega Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace -. Tuttavia, oltre a partecipare alle "vetrine" internazionali, occorrerebbe perseguire politiche coerenti qui in Italia, politiche che al momento non vediamo. Sul clima, Berlusconi rischia di essere dunque un leader che si scioglie».

L'ITALIA INQUINA - Per l’occasione Greenpeace diffonde giovedì il rapporto «Energy [R]evolution – Uno scenario energetico sostenibile per l’Italia», il primo studio che mostra i potenziali di crescita delle fonti rinnovabili in Italia per i settori della generazione elettrica, produzione di calore, e trasporti. Ancora oggi in Italia oltre il 93% dell’energia proviene da fonti fossili inquinanti.
Il Rapporto descrive un percorso che trasforma l’attuale situazione in un sistema energetico sostenibile. Le fonti rinnovabili saranno in grado di coprire oltre il 60% della domanda di energia primaria del Paese, riducendo le emissioni di gas serra del 71% al 2050, rispetto ai livelli del 1990.

Negli ultimi giorni, molti Paesi nel mondo hanno annunciato di essere disposti a introdurre nuovi impegni per la riduzione dei gas serra, spiega Greenpeace, «l’Italia continua invece in una folle politica di ritorno al nucleare e al carbone che impedirà di centrare gli obiettivi internazionali ed europei». Secondo gli ambientalisti «il nucleare non servirà a ridurre le emissioni entro il 2020, e le tre centrali a carbone autorizzate dal ministero dell’Ambiente la scorsa estate aggiungeranno altri 30 milioni di tonnellate di CO2 alle emissioni che l’Italia deve invece ridurre». E nel ricordare che «un vero leader non si scioglie», Greenpeace conclude: «Il governo Berlusconi sta dunque programmando l’aumento delle emissioni, cosa che esporrà il Paese a nuove sanzioni, con costi per lo Stato e per i contribuenti».

(fonte)

martedì 1 dicembre 2009

Fuori Onda di Gianfranco Fini:



Nel video si vede il Presidente della Camera Gianfranco Fini che scambia alcune battute con il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi durante la giornata conclusiva del “Premio Borsellino” del 6 novembre scorso.

I due erano seduti davanti a dei microfoni, ma non pensavano sicuramente di essere registrati. Invece “Pacot Video”, che ha seguito le registrazioni dell’evento era lì e ha diffuso il filmato “fuorionda”.

Fini parla delle vicende di stringente attualità, del presidente del Consiglio Berlusconi e delle inchieste giudiziarie che lo riguardano, oltre a qualche battuta.

Berlusconi confonde il consenso popolare con l'immunità...e non solo

Portavoce Fini:"Detto in privato quanto affermato in pubblico"

é vero...ma è sempre bello sentirglielo dire...

lunedì 30 novembre 2009

Berlusconi e Lukashenko

"L’amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede «dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti»."

Queste le elezioni nel 2006

Elezioni in Bielorussia: “gravemente compromesse” secondo le organizzazioni di monitoraggio delle elezioni

Il PE ha invocato sanzioni contro la Bielorussia dopo che le elezioni presidenziali sono state ritenute seriamente compromesse. “Il popolo bielorusso si merita di meglio” è stato il verdetto pronunciato dagli osservatori elettorali europei dopo la controversa conferma elettorale di Alexander Lukashenko alla Presidenza bielorussa. I risultati elettorali hanno confermato Lukashenko con oltre l’82%, mentre il candidato dell’opposizione Alexander Milinkevich ha ottenuto solo il 6%.


Questo risultato è stato denunciato dall’opposizione che lo ha bollato come “farsesco” e ha chiesto una nuova tornata elettorale.

A una delegazione di membri del Parlamento europeo è stato impedito l’accesso in Bielorussia subito prima delle elezioni, quando il governo ha minacciato, con un sinistro avvertimento, di “intraprendere azioni” contro tutti coloro che avessero provato a entrare nel paese. In una dichiarazione rilasciata dopo le elezioni, il gruppo guidato dall’europarlamentare conservatore polacco Bogdan Klich ha affermato che “le elezioni si sono svolte in un’atmosfera di paura e intimidazioni, mentre le autorità minacciavano violenze contro pacifici manifestanti e condanne a morte contro coloro che chiedevano libertà di espressione e di assemblea... Possiamo quindi dichiarare che Lukashenko non può essere riconosciuto come legittimo presidente”. Il Presidente del Parlamento europeo Josep Borrell ha affermato che “il mancato rispetto delle norme elettorali internazionali, insieme con una situazione politica in costante peggioramento e la persistente violazione dei diritti civili e fondamentali del popolo bielorusso, non rimarrà privo di conseguenze per ciò che riguarda le relazioni tra l’UE e la Bielorussia”. Gli eurodeputati intendono imporre sanzioni quali il divieto di ingresso in UE per le alte cariche dello Stato in modo da non colpire la popolazione civile.

Clima di intimidazioni

L’istituzione incaricata di condurre il monitoraggio delle elezioni – l’OSCE – ha affermato in una dichiarazione che “le elezioni presidenziali bielorusse del 19 marzo non hanno rispettato i criteri imposti dall’OSCE per le elezioni democratiche... L’uso arbitrario del potere statale e gli arresti diffusi hanno violato i fondamentali diritti di assemblea, associazione ed espressione...”.

Elmar Brok, eurodeputato conservatore tedesco a capo della commissione parlamentare per gli Affari esteri ha condannato le elezioni come un “imbroglio”, alla stregua di quelle “degli anni ’40, ’50 e ’60 in Europa orientale”. Gli ha fatto eco Ursula Plassnik, ministro degli Esteri austriaco, paese che detiene la presidenza di turno dell’UE, la quale ha dichiarato che le elezioni sono state segnate da un “clima di intimidazioni”.

L’atmosfera che ha portato alle elezioni è stata caratterizzata da forti tensioni. Temendo certamente una “rivoluzione arancione”, simile a quella scatenatasi a seguito di un’elezione parimenti controversa nella vicina Ucraina nel 2004, il Presidente Lukashenko ha minacciato di “rompere il collo” a chiunque tenti un “colpo di Stato”. Una dichiarazione dei servizi di sicurezza prima delle elezioni associava l’opposizione e la società civile ai terroristi. Questo ha aumentato notevolmente il “clima di intimidazioni”, ha affermato l’OSCE. Il giorno delle elezioni è stato caratterizzato dalla forte presenza dei servizi di sicurezza e da restrizioni agli spostamenti in tutto il paese per timore di proteste organizzate.

I critici del regime hanno lamentato a gran voce il mancato accesso ai mezzi di comunicazione controllati dallo Stato, mentre decine di attivisti politici sono stati arrestati mentre si recavano al seggio. L’anno scorso è stato chiuso l’ultimo quotidiano veramente indipendente del paese, "Narodnaya Volya". Lo scorso settembre, una risoluzione del Parlamento europeo ha condannato il regime di Lukashenko per la chiusura, nel corso degli ultimi anni, di “numerosi partiti politici, 22 quotidiani e oltre 50 ONG democratiche... per aver criticato il Presidente e la sua politica”. In virtù del riconoscimento della soppressione dei media, nel 2004 il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero all’Associazione dei giornalisti bielorussi. Anche gli USA hanno condannato il regime bielorusso, attribuendo a Lukashenko l’epiteto di “ultimo dittatore europeo”.

(fonte)

venerdì 27 novembre 2009

Processo Mills il 4 Dicembre...

NO, HA IL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Ghedini:
"Il 4 dicembre il presidente del Consiglio è legittimamente impedito, perchè ha il Consiglio dei Ministri"


ma l'importante è che lui abbia dichiarato la volontà di partecipare al processo

vedremo quando...

(fonte)

mercoledì 25 novembre 2009

Grazie...

due post

l'Aquila: la zona rossa sette mesi dopo di Alessandro Tauro

Lo scempio di MissKappa

sono due delle centinaia di post che mi aiutano a tenermi informato

a tutti... GRAZIE

lunedì 23 novembre 2009

Bondi - Saviano

di SANDRO BONDI
Caro Saviano, ho avuto il piacere di conoscerla attraverso la sua opera ammirando il coraggio nel denunciare le organizzazioni criminali della sua città e di seguire con preoccupata partecipazione i problemi che da quel coraggio sono derivati, le minacce che ha dovuto subire e che la costringono a subire limitazioni nella sua vita quotidiana. So che l'arte può assumere tante diverse connotazioni, e la scrittura può farsi veicolo di emozioni e tematiche molto differenti fra loro: può essere fonte di divertimento, di intrattenimento, di condivisione di storie personali e tante altre cose. Naturalmente la scrittura si presta anche a essere strumento di denuncia sociale e di ricerca della giustizia. Quando si uniscono il fattore emozionale, la capacità di avvincere chi legge attraverso il ritmo e lo stile del racconto e la volontà di portare alla luce realtà terribili, come quella legata alla criminalità organizzata e alla ferocia che spesso la caratterizza, allora si ha quello che definirei il "connubio perfetto". Quando si riesce ad amalgamare questi elementi si ottiene, prima ancora di tutti i successivi e meritati riconoscimenti, la laurea più importante per uno scrittore: l'approvazione del pubblico.

Se oggi mi permetto di scriverle è perché ammiro le sue qualità artistiche e la sua tempra morale. Qualità che ho visto ribadite, come ho affermato pubblicamente, durante lo speciale andato in onda nel corso della trasmissione di Fabio Fazio. In quell'occasione, lei ha "avuto il merito di mostrare come la cultura, la cultura priva di coloriture politiche, sia sempre al servizio della verità, della dignità dell'uomo, della libertà, tanto più quando la verità, la dignità dell'uomo e la sua stessa libertà sono minacciate dalle idee totalitarie e dal potere fine a sé stesso". Le confesso che ho scritto queste parole seguendo le sensazioni che lei e il suo interlocutore avete saputo trasmettere quasi con naturalezza. Lo pensavo e lo penso tuttora. E ho voluto testimoniarlo anche per sottolineare un distacco dalla dialettica dell'insulto e della contrapposizione che spesso, nel nostro Paese, porta le persone a guardare una trasmissione, o ad ascoltare un programma o le parole di un esponente politico con la maschera deformante del pregiudizio ideologico.

Non c'è nulla di più sbagliato, e per mia personale formazione e anche per carattere soffro molto per le esagerazioni di cui si nutre il nostro panorama politico e le trasmissioni che se ne occupano. Perciò quella puntata ha rappresentato un modello, la possibilità di una televisione che contribuisca alla crescita democratica del Paese. Perché la verità non ha colore, e una trasmissione di denuncia priva di pregiudizi e di forzature è come una boccata d'aria che fa piacere quando si esce da una cortina di fumo maleodorante.
Lei, caro Saviano, è onesto ed entusiasta. E penso che sia stato proprio questo sincero entusiasmo a spingerla a proporre una sorta di petizione sul quotidiano la Repubblica contro il decreto legge per il cosiddetto Processo breve. Credo assolutamente nella sua buona fede e nella sua volontà di fare qualcosa di buono per il Paese, e rispetto le sue idee anche se possono essere diverse dalle mie. Ma vorrei, proprio per questo, rivolgermi a lei chiedendole se non ritiene possibile trovare nuove vie di espressione rispetto alla propensione degli intellettuali italiani a farsi partito e farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura.

Quando l'ho ascoltata parlare di cultura in televisione, ho avuto la speranza che lei si distaccasse dall'approccio dell'intellettuale militante che nella storia del nostro Paese ha tradito la missione della cultura e spesso è diventato intolleranza ideologica verso gli stessi intellettuali non irreggimentati. La prego non tradisca la speranza che ha suscitato. Non diventi anche Lei uno dei tanti scrittori che si identificano di fatto con una parte politica, anche se non è la sua intenzione. Uno dei tanti intellettuali che finiscono per presumere di dare voce all'Italia civile contro l'Italia corrotta e incolta. Perché lei per primo sa che non è così, che la realtà, anche quella del Mezzogiorno, è molto più complessa e sfumata, non riducibile a semplificazioni politiche di comodo.
L'Italia sarà capace di diventare un Paese moderno e civile, innanzitutto se cesserà una guerra civile strisciante, se verranno meno le divisioni politiche artificiose, per lasciare posto al dialogo, all'ascolto, alla concordia e alla collaborazione fra tutte le persone di buona volontà, che si trovano in egual misura in tutte le forze politiche.

Per questo vorrei invitarla a non abbandonare il suo impegno civile e culturale tanto più limpido e ascoltato quanto più alieno da pregiudizi ideologici, e di costruire insieme un linguaggio nuovo, una nuova disposizione d'animo, il superamento di vecchie barriere che sono il primo ostacolo ad affrontare quei mali che lei combatte con tanta forza e dignità. Perché vede, se anche possiamo avere idee politiche diverse, le assicuro che ci accomuna l'amore per la verità e la faticosa ricerca delle giuste soluzioni in grado di aiutarci a costruire, ognuno offrendo il proprio contributo a una società migliore dove il bene abbia la meglio sul male e la serenità sull'odio.

repubblica.it

LA RISPOSTA DI SAVIANO
Caro ministro Sandro Bondi, la ringrazio per la sua lettera e per l'attenzione data al mio lavoro: ho apprezzato il suo tono rispettoso e dialogante non scontato di questi tempi e quindi con lo stesso tono e attitudine al dialogo le voglio rispondere. Come credo sappia, ho spesso ribadito che certe questioni non possono né devono essere considerate appannaggio di una parte politica. Ho anche sempre inteso la mia battaglia come qualcosa di diverso da una certa idea di militanza che si riconosce integralmente in uno schieramento.

Ho sempre creduto che debbano appartenere a tutti i principi che anche lei nomina - la libertà, la giustizia, la dignità dell'uomo e io aggiungo anche il diritto alla felicità in qualsiasi tipo di società si trovi a vivere. E per questo ho sempre odiato la prevaricazione del potere, che esso assuma la forma di un sistema totalitario di qualsiasi colore, o, come ho potuto sperimentare sin da adolescente, sotto la forma del sistema camorristico.

Anch'io auspico che in Italia possa tornare un clima più civile e ho più volte teso la mano oltre gli steccati politici perché sono convinto che una divisione da contrada per cui reciprocamente ci si denigra e delegittima a blocchi, sia qualcosa che faccia male.
Eppure oggi il clima in questo paese è di tensione perché ognuno sa che, a seconda della posizione che intende assumere nei confronti del governo, potrà vedere la propria vita diffamata, potrà vedere ogni tipo di denigrazione avvenire nei confronti dei propri cari, potrà vedere ostacolate le proprie possibilità lavorative.

Qualche giorno fa la Germania mi ha onorato del premio Scholl, alla memoria dei due studenti dell'organizzazione cristiana Rosa Bianca, fratello e sorella, giustiziati dai nazisti con la decapitazione per la loro opposizione pacifica, per aver solo scritto dei volantini e aver invitato i tedeschi a non farsi imbavagliare.

Tutte le persone che ho incontrato lì alla premiazione, all'Università di Monaco, erano preoccupate per quanto accade oggi in Italia nel campo della libertà di stampa e del diritto. Non era un premio di pericolosi sovversivi o di chissà quali cospiratori anti-italiani. Tutt'altro. Raccoglieva cristiani tedeschi bavaresi che commemorano i loro martiri. Tutti seriamente preoccupati quello che sta accadendo in Italia e tutti pronti a chiedermi come faccio a tenere alla libertà d'espressione eppure a continuare a lavorare in Italia.
Non è un buon segnale e, in quanto scrittore non posso che raccogliere l'imbarazzo di essere accolto come una sorta di intellettuale di un paese dove la libertà d'espressione subisce un'eccezione. Il programma da lei apprezzato ha mostrato, in prima serata, il terrore causato dal regime comunista russo, e persecuzioni castriste agli scrittori cubani e l'inferno nell'Iran di Ahmedinejad.

Tutto andato in onda in una trasmissione come "Che tempo che fa", su una rete come RaiTre, così spesso tacciata di essere faziosa, ideologizzata, asservita alla sinistra che persino un boss come Sandokan si compiaceva di chiamarla "Telekabul". Questo a dimostrare, Ministro, quanto siano spesso pretestuose e false le accuse che vengono fatte contro chi invece si prefigge il compito di raccontare per bisogno - o dovere - di verità.

Però sono altrettanto convinto che a volte, proprio per semplice senso civile, non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente. La paura che questa legge possa colpire il paese sia per i suoi effetti pratici, sia per l'ingiustizia che ratifica, in me è assolutamente reale e per niente pretestuosa.
In questi anni, ossia da quando vivo sotto scorta, ho avuto modo di poter approfondire cosa significhi, tradotto nel funzionamento di uno stato democratico, il concetto di giustizia. Ho potuto capire che non tocca solo la difesa della legalità, ma che ciò che più lo sostiene e lo rende funzionante è la salvaguardia del diritto e dello stato di diritto.

Ho deciso di pubblicare quell'appello perché la legge sul processo breve mi pare un attacco pesante - non il primo, ma quello che ritengo essere finora il più incisivo - ai danni di un bene fondamentale per tutti i cittadini italiani, di destra o di sinistra, come ho scritto e come credo veramente. E le assicuro che lo rifarei domani, senza timore di essere ascritto a una parte e di poterne pagare le conseguenze.
Non vi è nulla in quel gesto che non corrisponda a ogni altra cosa che ho fatto o detto. Le mie posizioni sono queste e del resto non potrei comportarmi diversamente. Ciò che mi spinge a raccontare, in prima serata, dei truci omicidi di due giovani donne, la cui colpa era stata unicamente l'aver manifestato in piazza, in maniera pacifica.

Ciò che mi spinge a raccontare dei crimini del comunismo in Russia e dei soprusi delle multinazionali in Africa non è un "farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura" bensì un altro demone. Quello che ha lo scopo di raccontare le verità o almeno provarci. Un'informazione scomoda per chi la da e per chi l'ascolta, la osserva, la legge. In Italia la deriva che lo stato di diritto sta prendendo è pericolosa perché ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità. È per questo che agisco in questo modo, perché è l'unico modo che conosco per essere scrittore, è questo l'unico modo che conosco di essere uomo.
La saluto con cordialità

repubblica.it

domenica 22 novembre 2009

Tabucchi querelato da Schifani

Il 19 novembre il quotidiano francese “Le Monde” ha pubblicato il testo dell’appello lanciato dall’editore Gallimard per Antonio Tabucchi. La pubblicazione, prevista per lunedì scorso, è stata ritardata a causa delle numerosissime firme che giungevano da vari paesi a sostegno di uno degli scrittori italiani più noti e stimati nel mondo.

da "Le Monde", 19 novembre 2009

L'articolo tradotto

Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.

firma l'appello


(fonte - micromega)

lunedì 16 novembre 2009

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

per la firma

venerdì 13 novembre 2009

Taglio acconto IRPEF...

Le imposte saranno comunque dovute con il saldo a giugno e luglio 2010...

e cosa succederà a giugno e luglio del prossimo anno?

giovedì 12 novembre 2009

Cirio, Parmalat, Antonveneta...magari fosse solo Mills

Uno dei crac finanziari più grandi d'Europa, lo scandalo
Parmalat che ha coinvolto oltre 100mila risparmiatori con un buco da 14 miliardi di euro, sarebbe già prescritto. E così altri processi, come quello Cirio a Roma. Difficilmente invece arriverebbero alla fine Antonveneta a Milano, il processo Eternit a Torino o lo scandalo rifiuti a Napoli. La mannaia della prescrizione breve grava su tutti i più celebri dibattimenti in corso, nei quali sono imputati nomi altisonanti, come l'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, ex imprenditori del calibro di Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti, ma anche politici come Antonio Bassolino.

I calcoli sono semplici. Se il processo deve durare al massimo sei anni e vengono assegnati due anni di tempo per ogni grado di giudizio (in Italia ne sono previsti tre), già finire il primo grado diventa un'impresa ardua. Anche perché l'inizio del processo verrebbe calcolato non dalla prima udienza dibattimentale, ma dalla richiesta di rinvio a giudizio. E in media i processi italiani durano otto anni.

Il rinvio a giudizio del crac Parmalat è avvenuto a luglio del 2007. Il giudice di Parma, Domenico Truppa, ha mandato a processo Calisto Tanzi e altre 22 persone per i reati, a seconda delle posizioni, di concorso in bancarotta e associazione a delinquere.
La prima udienza è avvenuta a marzo 2008 e ora si è in pieno dibattimento. Secondo i nuovi calcoli, il processo risulterebbe già prescritto da luglio di quest'anno con buona pace dei danneggiati.

Scaduto (la richiesta è del maggio 2007) anche il processo per aggiotaggio in corso a Milano, dove tra gli imputati figurano le banche americane Citigroup e Morgan Stanley, la svizzera Ubs e la tedesca Deutsche Bank.

La stessa sorte toccherebbe al crac Cirio, la cui richiesta di rinvio a giudizio porta la data del 25 settembre 2007. Ironia della sorte, la prima udienza è avvenuta in contemporanea con il processo Parmalat, e ora entrambi i processi potrebbero avere anche la stessa fine. Nel processo sono imputati Sergio Cragnotti, Cesare Geronzi e l'ex banchiere Gianpiero Fiorani.

Rischiano invece di non arrivare al traguardo altri processi avviati da tempo. O ancora processi appena avviati, ma con un alto numero di imputati, una "pecca" che associata alla rarità delle udienze ne pregiudica la possibilità di arrivare alla fine. Sono i casi Eternit a Torino, dove il rinvio a giudizio è del luglio 2009, ma le parti offese sono oltre 2900, Antonveneta (maggio 2008) a Milano, o lo scandalo rifiuti a Napoli. A marzo 2008 il gup partenopeo Marcello Piscopo ha chiesto il giudizio per Bassolino, commissario per l'emergenza rifiuti e i suoi vice, Giulio Facchi e Raffaele Vanoli.

(fonte)


Oltre ovviamente ai processi di Berlusconi... ma a questo punto ridategli il lodo Alfano...
almeno così gli altri processi possono continuare

il testo della "leggina"...