venerdì 5 febbraio 2010

Ma ci fanno o ci sono???

Norma antimafia del governo rischia di azzerare i processi

Una sentenza della Cassazione potrebbe far azzerare tutti i processi di mafia compresi quelli non ancora passati in sentenza definitiva. In pratica c’è un buco nella normativa antimafia entrata in vigore nel luglio scorso. Quando la pena può lievitare fino a 30 anni, dicono gli ermellini, a giudicare deve essere la Corte d’assise.
La sentenza, emessa dalla prima sezione penale della Suprema Corte il 21 gennaio scorso, riguarda un processo celebrato a Catania (contro Attilio Amante e altri otto imputati), in cui si erano dichiarati incompetenti sia il Tribunale, con un’ordinanza del 7 maggio 2009, che la Corte d’assise, con un’altra ordinanza, datata 12 ottobre. Due settimane fa la Suprema Corte ha stabilito che competente a giudicare è la Corte d’assise.

La sentenza, passata sotto silenzio, sta suscitando dubbi e perplessità negli uffici giudiziari, con importanti processi per mafia che rischiano di ricominciare da zero. E’ successo nei giorni scorsi a Palermo, dove la questione era stata sollevata d’ufficio dalla quarta sezione del Tribunale (la stessa davanti alla quale sta deponendo, in questi giorni, Massimo Ciancimino); ora è stato rinviato un altro dibattimento, su richiesta congiunta del pm Caterina Malagoli e dei difensori, anche a Termini Imerese.

Paradossalmente, a scatenare l’emergenza è stata una norma antimafia, contenuta nel pacchetto sicurezza, divenuto legge nel luglio 2008: se agli imputati di associazione mafiosa vengono infatti contestate talune aggravanti – ad esempio essere stati “capi e promotori”, di avere agito con un’associazione armata e di avere reimpiegato in iniziative economiche i proventi di attività criminali – la pena lievita anche fino a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d’assise. Questo vuol dire che, anche con effetto retroattivo, i giudizi già celebrati in Tribunale o in Corte d’appello sono potenzialmente nulli.

La risposta di Alfano

All'allarme lanciato dai giudici che si stanno occupando di procedimenti mafiosi, Alfano risponde gettando acqua sul fuoco: "Eviterei aggettivi estremi ed eccessi di ansia perché il governo dell'antimafia delle leggi e dei fatti, provvederà a fare in modo che effetti distorsivi non si verifichino. Tutti stiano tranquilli perché il Governo farà in modo che non ci siano conseguenze negative nascenti da un fatto positivo". Alfano ha spiegato di non conoscere ancora la sentenza della Cassazione nelle sue motivazioni, perché non è stata pubblicata, "ma conosco - ha concluso - il dispositivo".

C'è un buco nella legge

"C'é un buco nella legge, c'é un problema normativo: serve una correzione". Questo trapela dalla Cassazione a proposito del dispositivo emesso lo scorso 21 gennaio - nel processo 'Amante' - che sposterebbe la competenza dei reati di mafia dai tribunali alle Corti di Assise con il rischio di azzerare molti procedimenti in corso. Nulla di più viene aggiunto, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate e che non è stata redatta alcuna massima di diritto, nemmeno a livello provvisorio. Quel che è certo è che si tratta, appunto, di un effetto dovuto ad una "imperfezione normativa" e, dunque, in grado di riverberarsi non solo sul processo 'Amante' ma su un gran numero di altri procedimenti per mafia.

E per rimediare occorrà un immediato intervento del legislatore". Non usa mezze misure, commentando i possibili effetti della sentenza nei reati di mafia, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. "Non ne conosciamo ancora la motivazione - dice Ingroia - ma il dispositivo è già abbastanza chiaro". Il procuratore aggiunto spiega poi che "e dovesse prevalere la tesi della competenza delle Corti d'assise sarebbe una vera e propria catastrofe, perché la questione si potrebbe porre in ogni stato e grado del procedimento. Con effetti che vanno dal regresso del processo in primo grado alla cancellazione di sentenze nei dibattimenti quasi conclusi. E qui si tratta dei capi dell'associazione mafiosa. Altro che processo breve. Sarebbe molto peggio, e gli effetti si ripercuoterebbero nelle vicende di mafia".

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eh bravo ministro, forse eri troppo preso da altre leggi e ti è scappata una virgola qua e là...in fondo si sta solo parlando di processi di mafia, o lo avete fatto volontariamente?!!!

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