mercoledì 23 dicembre 2009

E lo chiamano surriscaldamento del pianeta...

il Giornale - 22 dicembre 2009
di Giuseppe de Bellis

Conservate i giornali di oggi. Teneteli lì, per la prossima volta. Teneteli per il primo che parla di surriscaldamento della terra. Meno 13, meno 24, meno 7. La neve, visto quanta? Il gelo, visto che roba? Qui si muore di freddo. Global cold, global cooling, global chilling: lo chiamino come vogliono, resta che qui di anormale c’è la temperatura al ribasso. Sappiamo che a Copenaghen, nei giorni scorsi, hanno perso tempo: l’accordo sulle emissioni da limitare e fermare, i bisticci sul nulla, le passerelle, le bocche riempite di grandi parole sul buco dell’ozono.

Magari qui adesso avessimo un termosifone per crearcelo da soli un bell’effetto serra. La realtà fa a pugni con l’idealismo. Ci raccontano un sacco di cose sui danni che stiamo facendo, però poi ogni anno ci ritroviamo congelati come sempre, più di sempre. Al freddo e al gelo, e va bene che è in linea col Natale, però ne avrebbero fatto tutti a meno in questi giorni. Qui sul pianeta ghiacciato andrebbe bene una stufa a petrolio o a carbone, o a qualunque combustibile inquinante. Altro che energia da sole, vento e acqua: serve qualcosa subito, qualunque sia....


Situazione del 23 dicembre:

(repubblica.it)

La situazione. L'Italia, dunque, alla vigilia di Natale sembra spaccata in due: la neve a Nord ha dato una tregua, ma le temperature, pur subendo lieve flessioni, rimangono gelide e vicine allo zero: 3-4° a Milano, Torino, Bologna. Al Sud invece, il clima assume valori davvero primaverili, con 22° a Palermo, 23° a Catania e Messina, 18° a Roma, Perugina, Firenze.

La situazione del nostro pianeta è preoccupante, e lo è ancora di più se la si affronta con lo spirito di De Bellis...

lunedì 21 dicembre 2009

Silvio Berlusconi e il messaggio di Natale all' Italia



a Natale regala una tessera del Pdl...????

mi dispiace proprio che debba rinunciare al messaggio di fine anno...chissà cosa sarebbe riuscito a raccontarci

o forse ci stupirà e si presenterà a reti unificate...RAI e Mediaset?

lunedì 14 dicembre 2009

Il giallo dei gruppi PRO-SILVIO su Facebook

repubblica.it
lastampa.it

E' polemica su Facebook per i gruppi pro-Berlusconi. Sono centinaia di migliaia gli utenti che nelle ultime ore si sono trovati, a loro insaputa, iscritti a pagine che manifestano solidarietà e vicinanza al premier. Gruppi che fino a oggi avevano nomi e finalità diverse.

E' il caso di "Solidarietà a Silvio Berlusconi": due milioni di persone che sul social network avevano aderito ad una campagna per il terremoto in Abruzzo e che, da un momento all'altro si sono trovati "iscritti" a una pagina completamente diversa. O quello di "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia", 400mila fan del Made in Italy, ora inconsapevoli sostenitori del presidente del Consiglio. Altro esempio: il gruppo "No a Facebook a pagamento", trasformato in un gruppo di solidarietà al premier.

E il popolo di Facebook grida al complotto e minaccia denunce: "Sono stato truffato, mi rivolgerò alla polizia postale", "gli amministratori di questo gruppo devono vergognarsi". Per poi dar vita alla più digitale delle vendette: lasciare il gruppo in massa al ritmo di diverse migliaia all'ora.

Tutto è iniziato nelle prime ore del mattino. Fino alla mezzanotte di ieri, infatti, digitando la parola 'Berlusconi' nel motore di ricerca di Facebook, il gruppo più numeroso risultava quello del "No B Day", con 376mila iscritti. Questa mattina alle otto ecco spuntare "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia", 380mila adesioni. Troppe in una sola notte, anche per la più efficiente macchina organizzativa. E l'arcano viene subito svelato dagli utenti: "Non mi sono mai iscritto a questo gruppo, qualcuno ne ha cambiato il nome". E ancora: "Vi denuncio, non è questo il modo di mostrare la solidarietà che Berlusconi raccoglie in questo momento".

Un semplice cambio di nome. Tecnicamente si tratta di un'operazione che da alcuni mesi è diventata su Facebook abbastanza semplice. Per gli amministratori, basta semplicemente digitare il nuovo nome e il gioco è fatto. E andando a sbirciare tra le informazioni condivise dall'amministratore di "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia" si scopre che l'account con cui è stato registrato il gruppo - kingbid. it - appartiene ad un sito di aste online. Che con ogni probabilità attira possibili utenti attraverso temi sensibili all'opinione pubblica. Prima il Made in Italy e ora l'aggressione al premier. E desta molte domande tra gli utenti la foto scelta come immagine personale del gruppo: un poster di Azione Giovani contro Walter Veltroni.

Macroscopico il caso del gruppo "Solidarietà a Silvio Berlusconi". Due milioni di utenti che fino a ieri pomeriggio credevano di essere iscritti ad un gruppo dedicato alle vittime del terremoto in Abruzzo. Verso le 14 di oggi pomeriggio via al cambio di nome. E scattano polemiche e sospetti: " Siete dei truffatori, cancellatemi immediatamente da questo gruppo!!!". E i sospetti cadono sul partito di Berlusconi: "C'è qualcuno che è stato pagato dal Pdl per fare questi giochetti all'insaputa delle persone". Un utente, Luca Adami, è attonito: "Torno da lavoro e un'amica dice che mi hanno messo dentro un gruppo pro-Berlusconi. Le rispondo che è impossibile, poi controllo. Ma chi può essere talmente malato da creare un gruppo con questa finalità?".

Ma gli utenti di Facebook non ci stanno. In molti dopo aver lanciato l'ultimo, arrabbiato post, lasciano il gruppo e invitano gli altri a fare altrettanto: da quasi due milioni si arriva in pochi minuti a un milione e ottocento novantamila iscritti. E c'è chi vuole capire: "Chi c'è dietro lo scandaloso cambio di nome dei gruppi più numerosi in favore del Presidente del Consiglio? E' un atto illegale e mistificante, che non deve ripetersi".

L'importante è scagliarsi contro chi dice che lui è un istigatore, non contro colui che cerca di trarre vantaggi da ogni situazione più o meno drammatica che sia, lo ha fatto con l'Abruzzo, lo sta facendo con se stesso...

giovedì 10 dicembre 2009

Il Giornale e gli arresti di Nicchi e Fidanzati

"Mafia: presi i 2 superlatitanti", Repubblica, 5 dicembre

"Oggi pomeriggio, poco dopo le 14.50, i poliziotti hanno fatto irruzione in una palazzina a tre piani di via Filippo Juvara, 25 ..."

Sul Giornale, invece, ne danno notizia alle 12.18...più di due ore prima,
si potrebbe quasi dire...molto strano

Il Giornale, continua a dire che il tutto è dovuto ad un errore nell'inserimento della data, anche se comunque il primo commento all'articolo è delle 15.45, quando tutti le altre testate danno la notizia non prima delle 16:33...
certo che quelli del Giornale sono veramente bravi...

Ci sono molti blogger che stanno seguendo questa vicenda, con continui aggiornamenti

ecco alcuni link per seguire la vicenda

nonleggerlo.blogspot.com
sonostufo.splinder.com

e il video di Genchi

giovedì 3 dicembre 2009

Berlusconi - statua di ghiaccio


«Si tratta di un omaggio a Silvio Berlusconi per la decisione di partecipare ai lavori del vertice delle Nazioni Unite sul clima di Copenhagen», spiega l'associazione ambientalista precisando che la statua di ghiaccio dovrebbe sciogliersi in circa quattro giorni, esattamente all'apertura del vertice di Copenhagen, il prossimo 7 dicembre. Ma l'effige cristallina del premier starebbe iniziando a liquefarsi più in fretta del previsto.

NIENTE IRONIA - Contrariamente a quanto alcuni potrebbero pensare, non c'è ironia nell'omaggio gelato.
Tuttalpiù si tratta di una critica costruttiva:
«Andare a Copenhagen è sicuramente una decisione positiva - spiega Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace -. Tuttavia, oltre a partecipare alle "vetrine" internazionali, occorrerebbe perseguire politiche coerenti qui in Italia, politiche che al momento non vediamo. Sul clima, Berlusconi rischia di essere dunque un leader che si scioglie».

L'ITALIA INQUINA - Per l’occasione Greenpeace diffonde giovedì il rapporto «Energy [R]evolution – Uno scenario energetico sostenibile per l’Italia», il primo studio che mostra i potenziali di crescita delle fonti rinnovabili in Italia per i settori della generazione elettrica, produzione di calore, e trasporti. Ancora oggi in Italia oltre il 93% dell’energia proviene da fonti fossili inquinanti.
Il Rapporto descrive un percorso che trasforma l’attuale situazione in un sistema energetico sostenibile. Le fonti rinnovabili saranno in grado di coprire oltre il 60% della domanda di energia primaria del Paese, riducendo le emissioni di gas serra del 71% al 2050, rispetto ai livelli del 1990.

Negli ultimi giorni, molti Paesi nel mondo hanno annunciato di essere disposti a introdurre nuovi impegni per la riduzione dei gas serra, spiega Greenpeace, «l’Italia continua invece in una folle politica di ritorno al nucleare e al carbone che impedirà di centrare gli obiettivi internazionali ed europei». Secondo gli ambientalisti «il nucleare non servirà a ridurre le emissioni entro il 2020, e le tre centrali a carbone autorizzate dal ministero dell’Ambiente la scorsa estate aggiungeranno altri 30 milioni di tonnellate di CO2 alle emissioni che l’Italia deve invece ridurre». E nel ricordare che «un vero leader non si scioglie», Greenpeace conclude: «Il governo Berlusconi sta dunque programmando l’aumento delle emissioni, cosa che esporrà il Paese a nuove sanzioni, con costi per lo Stato e per i contribuenti».

(fonte)

martedì 1 dicembre 2009

Fuori Onda di Gianfranco Fini:



Nel video si vede il Presidente della Camera Gianfranco Fini che scambia alcune battute con il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi durante la giornata conclusiva del “Premio Borsellino” del 6 novembre scorso.

I due erano seduti davanti a dei microfoni, ma non pensavano sicuramente di essere registrati. Invece “Pacot Video”, che ha seguito le registrazioni dell’evento era lì e ha diffuso il filmato “fuorionda”.

Fini parla delle vicende di stringente attualità, del presidente del Consiglio Berlusconi e delle inchieste giudiziarie che lo riguardano, oltre a qualche battuta.

Berlusconi confonde il consenso popolare con l'immunità...e non solo

Portavoce Fini:"Detto in privato quanto affermato in pubblico"

é vero...ma è sempre bello sentirglielo dire...

lunedì 30 novembre 2009

Berlusconi e Lukashenko

"L’amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede «dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti»."

Queste le elezioni nel 2006

Elezioni in Bielorussia: “gravemente compromesse” secondo le organizzazioni di monitoraggio delle elezioni

Il PE ha invocato sanzioni contro la Bielorussia dopo che le elezioni presidenziali sono state ritenute seriamente compromesse. “Il popolo bielorusso si merita di meglio” è stato il verdetto pronunciato dagli osservatori elettorali europei dopo la controversa conferma elettorale di Alexander Lukashenko alla Presidenza bielorussa. I risultati elettorali hanno confermato Lukashenko con oltre l’82%, mentre il candidato dell’opposizione Alexander Milinkevich ha ottenuto solo il 6%.


Questo risultato è stato denunciato dall’opposizione che lo ha bollato come “farsesco” e ha chiesto una nuova tornata elettorale.

A una delegazione di membri del Parlamento europeo è stato impedito l’accesso in Bielorussia subito prima delle elezioni, quando il governo ha minacciato, con un sinistro avvertimento, di “intraprendere azioni” contro tutti coloro che avessero provato a entrare nel paese. In una dichiarazione rilasciata dopo le elezioni, il gruppo guidato dall’europarlamentare conservatore polacco Bogdan Klich ha affermato che “le elezioni si sono svolte in un’atmosfera di paura e intimidazioni, mentre le autorità minacciavano violenze contro pacifici manifestanti e condanne a morte contro coloro che chiedevano libertà di espressione e di assemblea... Possiamo quindi dichiarare che Lukashenko non può essere riconosciuto come legittimo presidente”. Il Presidente del Parlamento europeo Josep Borrell ha affermato che “il mancato rispetto delle norme elettorali internazionali, insieme con una situazione politica in costante peggioramento e la persistente violazione dei diritti civili e fondamentali del popolo bielorusso, non rimarrà privo di conseguenze per ciò che riguarda le relazioni tra l’UE e la Bielorussia”. Gli eurodeputati intendono imporre sanzioni quali il divieto di ingresso in UE per le alte cariche dello Stato in modo da non colpire la popolazione civile.

Clima di intimidazioni

L’istituzione incaricata di condurre il monitoraggio delle elezioni – l’OSCE – ha affermato in una dichiarazione che “le elezioni presidenziali bielorusse del 19 marzo non hanno rispettato i criteri imposti dall’OSCE per le elezioni democratiche... L’uso arbitrario del potere statale e gli arresti diffusi hanno violato i fondamentali diritti di assemblea, associazione ed espressione...”.

Elmar Brok, eurodeputato conservatore tedesco a capo della commissione parlamentare per gli Affari esteri ha condannato le elezioni come un “imbroglio”, alla stregua di quelle “degli anni ’40, ’50 e ’60 in Europa orientale”. Gli ha fatto eco Ursula Plassnik, ministro degli Esteri austriaco, paese che detiene la presidenza di turno dell’UE, la quale ha dichiarato che le elezioni sono state segnate da un “clima di intimidazioni”.

L’atmosfera che ha portato alle elezioni è stata caratterizzata da forti tensioni. Temendo certamente una “rivoluzione arancione”, simile a quella scatenatasi a seguito di un’elezione parimenti controversa nella vicina Ucraina nel 2004, il Presidente Lukashenko ha minacciato di “rompere il collo” a chiunque tenti un “colpo di Stato”. Una dichiarazione dei servizi di sicurezza prima delle elezioni associava l’opposizione e la società civile ai terroristi. Questo ha aumentato notevolmente il “clima di intimidazioni”, ha affermato l’OSCE. Il giorno delle elezioni è stato caratterizzato dalla forte presenza dei servizi di sicurezza e da restrizioni agli spostamenti in tutto il paese per timore di proteste organizzate.

I critici del regime hanno lamentato a gran voce il mancato accesso ai mezzi di comunicazione controllati dallo Stato, mentre decine di attivisti politici sono stati arrestati mentre si recavano al seggio. L’anno scorso è stato chiuso l’ultimo quotidiano veramente indipendente del paese, "Narodnaya Volya". Lo scorso settembre, una risoluzione del Parlamento europeo ha condannato il regime di Lukashenko per la chiusura, nel corso degli ultimi anni, di “numerosi partiti politici, 22 quotidiani e oltre 50 ONG democratiche... per aver criticato il Presidente e la sua politica”. In virtù del riconoscimento della soppressione dei media, nel 2004 il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero all’Associazione dei giornalisti bielorussi. Anche gli USA hanno condannato il regime bielorusso, attribuendo a Lukashenko l’epiteto di “ultimo dittatore europeo”.

(fonte)

venerdì 27 novembre 2009

Processo Mills il 4 Dicembre...

NO, HA IL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Ghedini:
"Il 4 dicembre il presidente del Consiglio è legittimamente impedito, perchè ha il Consiglio dei Ministri"


ma l'importante è che lui abbia dichiarato la volontà di partecipare al processo

vedremo quando...

(fonte)

mercoledì 25 novembre 2009

Grazie...

due post

l'Aquila: la zona rossa sette mesi dopo di Alessandro Tauro

Lo scempio di MissKappa

sono due delle centinaia di post che mi aiutano a tenermi informato

a tutti... GRAZIE

lunedì 23 novembre 2009

Bondi - Saviano

di SANDRO BONDI
Caro Saviano, ho avuto il piacere di conoscerla attraverso la sua opera ammirando il coraggio nel denunciare le organizzazioni criminali della sua città e di seguire con preoccupata partecipazione i problemi che da quel coraggio sono derivati, le minacce che ha dovuto subire e che la costringono a subire limitazioni nella sua vita quotidiana. So che l'arte può assumere tante diverse connotazioni, e la scrittura può farsi veicolo di emozioni e tematiche molto differenti fra loro: può essere fonte di divertimento, di intrattenimento, di condivisione di storie personali e tante altre cose. Naturalmente la scrittura si presta anche a essere strumento di denuncia sociale e di ricerca della giustizia. Quando si uniscono il fattore emozionale, la capacità di avvincere chi legge attraverso il ritmo e lo stile del racconto e la volontà di portare alla luce realtà terribili, come quella legata alla criminalità organizzata e alla ferocia che spesso la caratterizza, allora si ha quello che definirei il "connubio perfetto". Quando si riesce ad amalgamare questi elementi si ottiene, prima ancora di tutti i successivi e meritati riconoscimenti, la laurea più importante per uno scrittore: l'approvazione del pubblico.

Se oggi mi permetto di scriverle è perché ammiro le sue qualità artistiche e la sua tempra morale. Qualità che ho visto ribadite, come ho affermato pubblicamente, durante lo speciale andato in onda nel corso della trasmissione di Fabio Fazio. In quell'occasione, lei ha "avuto il merito di mostrare come la cultura, la cultura priva di coloriture politiche, sia sempre al servizio della verità, della dignità dell'uomo, della libertà, tanto più quando la verità, la dignità dell'uomo e la sua stessa libertà sono minacciate dalle idee totalitarie e dal potere fine a sé stesso". Le confesso che ho scritto queste parole seguendo le sensazioni che lei e il suo interlocutore avete saputo trasmettere quasi con naturalezza. Lo pensavo e lo penso tuttora. E ho voluto testimoniarlo anche per sottolineare un distacco dalla dialettica dell'insulto e della contrapposizione che spesso, nel nostro Paese, porta le persone a guardare una trasmissione, o ad ascoltare un programma o le parole di un esponente politico con la maschera deformante del pregiudizio ideologico.

Non c'è nulla di più sbagliato, e per mia personale formazione e anche per carattere soffro molto per le esagerazioni di cui si nutre il nostro panorama politico e le trasmissioni che se ne occupano. Perciò quella puntata ha rappresentato un modello, la possibilità di una televisione che contribuisca alla crescita democratica del Paese. Perché la verità non ha colore, e una trasmissione di denuncia priva di pregiudizi e di forzature è come una boccata d'aria che fa piacere quando si esce da una cortina di fumo maleodorante.
Lei, caro Saviano, è onesto ed entusiasta. E penso che sia stato proprio questo sincero entusiasmo a spingerla a proporre una sorta di petizione sul quotidiano la Repubblica contro il decreto legge per il cosiddetto Processo breve. Credo assolutamente nella sua buona fede e nella sua volontà di fare qualcosa di buono per il Paese, e rispetto le sue idee anche se possono essere diverse dalle mie. Ma vorrei, proprio per questo, rivolgermi a lei chiedendole se non ritiene possibile trovare nuove vie di espressione rispetto alla propensione degli intellettuali italiani a farsi partito e farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura.

Quando l'ho ascoltata parlare di cultura in televisione, ho avuto la speranza che lei si distaccasse dall'approccio dell'intellettuale militante che nella storia del nostro Paese ha tradito la missione della cultura e spesso è diventato intolleranza ideologica verso gli stessi intellettuali non irreggimentati. La prego non tradisca la speranza che ha suscitato. Non diventi anche Lei uno dei tanti scrittori che si identificano di fatto con una parte politica, anche se non è la sua intenzione. Uno dei tanti intellettuali che finiscono per presumere di dare voce all'Italia civile contro l'Italia corrotta e incolta. Perché lei per primo sa che non è così, che la realtà, anche quella del Mezzogiorno, è molto più complessa e sfumata, non riducibile a semplificazioni politiche di comodo.
L'Italia sarà capace di diventare un Paese moderno e civile, innanzitutto se cesserà una guerra civile strisciante, se verranno meno le divisioni politiche artificiose, per lasciare posto al dialogo, all'ascolto, alla concordia e alla collaborazione fra tutte le persone di buona volontà, che si trovano in egual misura in tutte le forze politiche.

Per questo vorrei invitarla a non abbandonare il suo impegno civile e culturale tanto più limpido e ascoltato quanto più alieno da pregiudizi ideologici, e di costruire insieme un linguaggio nuovo, una nuova disposizione d'animo, il superamento di vecchie barriere che sono il primo ostacolo ad affrontare quei mali che lei combatte con tanta forza e dignità. Perché vede, se anche possiamo avere idee politiche diverse, le assicuro che ci accomuna l'amore per la verità e la faticosa ricerca delle giuste soluzioni in grado di aiutarci a costruire, ognuno offrendo il proprio contributo a una società migliore dove il bene abbia la meglio sul male e la serenità sull'odio.

repubblica.it

LA RISPOSTA DI SAVIANO
Caro ministro Sandro Bondi, la ringrazio per la sua lettera e per l'attenzione data al mio lavoro: ho apprezzato il suo tono rispettoso e dialogante non scontato di questi tempi e quindi con lo stesso tono e attitudine al dialogo le voglio rispondere. Come credo sappia, ho spesso ribadito che certe questioni non possono né devono essere considerate appannaggio di una parte politica. Ho anche sempre inteso la mia battaglia come qualcosa di diverso da una certa idea di militanza che si riconosce integralmente in uno schieramento.

Ho sempre creduto che debbano appartenere a tutti i principi che anche lei nomina - la libertà, la giustizia, la dignità dell'uomo e io aggiungo anche il diritto alla felicità in qualsiasi tipo di società si trovi a vivere. E per questo ho sempre odiato la prevaricazione del potere, che esso assuma la forma di un sistema totalitario di qualsiasi colore, o, come ho potuto sperimentare sin da adolescente, sotto la forma del sistema camorristico.

Anch'io auspico che in Italia possa tornare un clima più civile e ho più volte teso la mano oltre gli steccati politici perché sono convinto che una divisione da contrada per cui reciprocamente ci si denigra e delegittima a blocchi, sia qualcosa che faccia male.
Eppure oggi il clima in questo paese è di tensione perché ognuno sa che, a seconda della posizione che intende assumere nei confronti del governo, potrà vedere la propria vita diffamata, potrà vedere ogni tipo di denigrazione avvenire nei confronti dei propri cari, potrà vedere ostacolate le proprie possibilità lavorative.

Qualche giorno fa la Germania mi ha onorato del premio Scholl, alla memoria dei due studenti dell'organizzazione cristiana Rosa Bianca, fratello e sorella, giustiziati dai nazisti con la decapitazione per la loro opposizione pacifica, per aver solo scritto dei volantini e aver invitato i tedeschi a non farsi imbavagliare.

Tutte le persone che ho incontrato lì alla premiazione, all'Università di Monaco, erano preoccupate per quanto accade oggi in Italia nel campo della libertà di stampa e del diritto. Non era un premio di pericolosi sovversivi o di chissà quali cospiratori anti-italiani. Tutt'altro. Raccoglieva cristiani tedeschi bavaresi che commemorano i loro martiri. Tutti seriamente preoccupati quello che sta accadendo in Italia e tutti pronti a chiedermi come faccio a tenere alla libertà d'espressione eppure a continuare a lavorare in Italia.
Non è un buon segnale e, in quanto scrittore non posso che raccogliere l'imbarazzo di essere accolto come una sorta di intellettuale di un paese dove la libertà d'espressione subisce un'eccezione. Il programma da lei apprezzato ha mostrato, in prima serata, il terrore causato dal regime comunista russo, e persecuzioni castriste agli scrittori cubani e l'inferno nell'Iran di Ahmedinejad.

Tutto andato in onda in una trasmissione come "Che tempo che fa", su una rete come RaiTre, così spesso tacciata di essere faziosa, ideologizzata, asservita alla sinistra che persino un boss come Sandokan si compiaceva di chiamarla "Telekabul". Questo a dimostrare, Ministro, quanto siano spesso pretestuose e false le accuse che vengono fatte contro chi invece si prefigge il compito di raccontare per bisogno - o dovere - di verità.

Però sono altrettanto convinto che a volte, proprio per semplice senso civile, non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente. La paura che questa legge possa colpire il paese sia per i suoi effetti pratici, sia per l'ingiustizia che ratifica, in me è assolutamente reale e per niente pretestuosa.
In questi anni, ossia da quando vivo sotto scorta, ho avuto modo di poter approfondire cosa significhi, tradotto nel funzionamento di uno stato democratico, il concetto di giustizia. Ho potuto capire che non tocca solo la difesa della legalità, ma che ciò che più lo sostiene e lo rende funzionante è la salvaguardia del diritto e dello stato di diritto.

Ho deciso di pubblicare quell'appello perché la legge sul processo breve mi pare un attacco pesante - non il primo, ma quello che ritengo essere finora il più incisivo - ai danni di un bene fondamentale per tutti i cittadini italiani, di destra o di sinistra, come ho scritto e come credo veramente. E le assicuro che lo rifarei domani, senza timore di essere ascritto a una parte e di poterne pagare le conseguenze.
Non vi è nulla in quel gesto che non corrisponda a ogni altra cosa che ho fatto o detto. Le mie posizioni sono queste e del resto non potrei comportarmi diversamente. Ciò che mi spinge a raccontare, in prima serata, dei truci omicidi di due giovani donne, la cui colpa era stata unicamente l'aver manifestato in piazza, in maniera pacifica.

Ciò che mi spinge a raccontare dei crimini del comunismo in Russia e dei soprusi delle multinazionali in Africa non è un "farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura" bensì un altro demone. Quello che ha lo scopo di raccontare le verità o almeno provarci. Un'informazione scomoda per chi la da e per chi l'ascolta, la osserva, la legge. In Italia la deriva che lo stato di diritto sta prendendo è pericolosa perché ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità. È per questo che agisco in questo modo, perché è l'unico modo che conosco per essere scrittore, è questo l'unico modo che conosco di essere uomo.
La saluto con cordialità

repubblica.it

domenica 22 novembre 2009

Tabucchi querelato da Schifani

Il 19 novembre il quotidiano francese “Le Monde” ha pubblicato il testo dell’appello lanciato dall’editore Gallimard per Antonio Tabucchi. La pubblicazione, prevista per lunedì scorso, è stata ritardata a causa delle numerosissime firme che giungevano da vari paesi a sostegno di uno degli scrittori italiani più noti e stimati nel mondo.

da "Le Monde", 19 novembre 2009

L'articolo tradotto

Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.

firma l'appello


(fonte - micromega)

lunedì 16 novembre 2009

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

per la firma

venerdì 13 novembre 2009

Taglio acconto IRPEF...

Le imposte saranno comunque dovute con il saldo a giugno e luglio 2010...

e cosa succederà a giugno e luglio del prossimo anno?

giovedì 12 novembre 2009

Cirio, Parmalat, Antonveneta...magari fosse solo Mills

Uno dei crac finanziari più grandi d'Europa, lo scandalo
Parmalat che ha coinvolto oltre 100mila risparmiatori con un buco da 14 miliardi di euro, sarebbe già prescritto. E così altri processi, come quello Cirio a Roma. Difficilmente invece arriverebbero alla fine Antonveneta a Milano, il processo Eternit a Torino o lo scandalo rifiuti a Napoli. La mannaia della prescrizione breve grava su tutti i più celebri dibattimenti in corso, nei quali sono imputati nomi altisonanti, come l'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, ex imprenditori del calibro di Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti, ma anche politici come Antonio Bassolino.

I calcoli sono semplici. Se il processo deve durare al massimo sei anni e vengono assegnati due anni di tempo per ogni grado di giudizio (in Italia ne sono previsti tre), già finire il primo grado diventa un'impresa ardua. Anche perché l'inizio del processo verrebbe calcolato non dalla prima udienza dibattimentale, ma dalla richiesta di rinvio a giudizio. E in media i processi italiani durano otto anni.

Il rinvio a giudizio del crac Parmalat è avvenuto a luglio del 2007. Il giudice di Parma, Domenico Truppa, ha mandato a processo Calisto Tanzi e altre 22 persone per i reati, a seconda delle posizioni, di concorso in bancarotta e associazione a delinquere.
La prima udienza è avvenuta a marzo 2008 e ora si è in pieno dibattimento. Secondo i nuovi calcoli, il processo risulterebbe già prescritto da luglio di quest'anno con buona pace dei danneggiati.

Scaduto (la richiesta è del maggio 2007) anche il processo per aggiotaggio in corso a Milano, dove tra gli imputati figurano le banche americane Citigroup e Morgan Stanley, la svizzera Ubs e la tedesca Deutsche Bank.

La stessa sorte toccherebbe al crac Cirio, la cui richiesta di rinvio a giudizio porta la data del 25 settembre 2007. Ironia della sorte, la prima udienza è avvenuta in contemporanea con il processo Parmalat, e ora entrambi i processi potrebbero avere anche la stessa fine. Nel processo sono imputati Sergio Cragnotti, Cesare Geronzi e l'ex banchiere Gianpiero Fiorani.

Rischiano invece di non arrivare al traguardo altri processi avviati da tempo. O ancora processi appena avviati, ma con un alto numero di imputati, una "pecca" che associata alla rarità delle udienze ne pregiudica la possibilità di arrivare alla fine. Sono i casi Eternit a Torino, dove il rinvio a giudizio è del luglio 2009, ma le parti offese sono oltre 2900, Antonveneta (maggio 2008) a Milano, o lo scandalo rifiuti a Napoli. A marzo 2008 il gup partenopeo Marcello Piscopo ha chiesto il giudizio per Bassolino, commissario per l'emergenza rifiuti e i suoi vice, Giulio Facchi e Raffaele Vanoli.

(fonte)


Oltre ovviamente ai processi di Berlusconi... ma a questo punto ridategli il lodo Alfano...
almeno così gli altri processi possono continuare

il testo della "leggina"...

mercoledì 11 novembre 2009

e dopo Minzolini... la Boniver

L'argomento era tornato d'attualità nei giorni scorsi. Anche Gianfranco Fini, dopo il vertice con Silvio Berlusconi, aveva affermato che il tema andava affrontato. E così il Pdl ha deciso di presentare una proposta di legge costituzionale per il ripristino dell'immunità parlamentare. L'iniziativa è del deputato Margherita Boniver.

«L'immunità, che esiste in molti ordinamenti europei, nonchè al Parlamento europeo - ha detto la Boniver - rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall'Assemblea di Palazzo Madama nell'ottobre del 1993 in un clima di pesante intimidazione. La proposta di legge composta di un solo articolo ripristina - ha concluso Boniver - un istituto volto a tutelate l'interesse della collettività, prevenendo eventuali condizionamenti del potere giudiziario sullo svolgimento della dialettica politica».

la risposta di Travaglio a Minzolini e indirettamente alla Boniver

(Da il Fatto Quotidiano Marco Travaglio)

...Poi Menzognini ha sostenuto che l’immunità copre i deputati anche in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c’è alcuna immunità parlamentare, né per le indagini né per gli arresti (l’anno scorso un deputato finì in carcere). In Germania l’immunità, pur prevista, non viene mai esercitata, tant’è che il Parlamento all’inizio di ogni legislatura autorizza preventivamente e automaticamente le eventuali indagini a carico di suoi membri (due anni fa un deputato fu addirittura perquisito nel suo ufficio al Bundestag). Idem in Spagna, dove mai in trent’anni le Cortes hanno negato un’autorizzazione a procedere (tranne nel caso di un ex giudice divenuto deputato, accusato di aver diffuso per sbaglio la foto del fratello di un indagato al posto di quella dell’indagato). Gli europarlamentari godono delle immunità previste (le rare volte che lo sono) nei rispettivi paesi di provenienza. Menzognini racconta che i nostri Padri costituenti avevano previsto l’immunità per sottrarre gli eletti dallo strapotere della magistratura. Falso anche questo: prevedevano l’autorizzazione a procedere per evitare che giudici troppo vicini al governo (si veniva dal fascismo) perseguitassero esponenti dell’opposizione per reati politici, tant’è che era consentito negarla solo in caso di evidente persecuzione politica (fumus persecutionis). Nessun Padre costituente poteva immaginare che quello strumento eccezionale sarebbe stato abusato per proteggere esponenti della maggioranza da processi per reati comuni e gravissimi, per giunta commessi al di fuori delle loro funzioni, e addirittura prima di esercitarle.

(fonte)

neanche l'evidenza li fermerà...

martedì 10 novembre 2009

TG1 - Editoriale di Minzolini a difesa dell'immunità parlamentare



non capisco perchè parlarne... l'immunità parlamentare nel nostro paese non è necessaria, la nostra classe politica è costituita solo da "nobili portatori di sani principi"


o no?

lunedì 9 novembre 2009

Ecco come ti cancello i processi...
(se tu mi bocci il lodo Alfano)



(fonte)

giovedì 5 novembre 2009

Banda Larga

19 ottobre...Brunetta fiducioso sulla banda larga

Il ministro per l'amministrazione pubblica e l'innovazione, Renato Brunetta, dopo aver promesso, qualche settimana fa, la posta elettronica certificata per tutti, ora si dimostra ottimista rispetto alla diffusione della banda larga. In un'intervista rilasciata al quotidiano torinese La Stampa, ha spiegato che il progetto per garantire Internet a due mega di velocità in tutta Italia, essenziale all'obiettivo più allargato di creare un rapporto più diretto tra cittadini e istituzioni, dovrebbe costare 1,87 miliardi di euro, e 800 milioni saranno resi disponibili dal Cipe (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) entro la fine del 2009.



5 novembre 2011...Letta

I fondi previsti dal Governo per il piano Romani per il superamento del digital divide e lo sviluppo della banda larga saranno congelati fino alla fine della crisi.

"I soldi non li abbiamo ne' dirottati, ne' sciupati - ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi - ci siamo presi un momento di riflessione e di analisi in funzione della diversa scala di priorita' che poteva nascere dalla crisi".

Letta ha spiegato che gli 800 milioni ancora non approvati dal Cipe verranno stanziati "quando avremo la certezza che quelle risorse non serviranno per la protezione sociale o per l'occupazione, che sono le nostre principali priorita'". Superata la crisi, ha concluso Letta, "allora la prima delle nostre priorita' sara' la banda larga, che puo' essere motore di sviluppo del nostro Paese"

Non sono passati anni, ma meno di un mese...

mercoledì 4 novembre 2009

Cominciamo bene....

È molto probabile che il prossimo 16 novembre ci sia una falsa ripartenza del processo per i presunti fondi neri relativi ai diritti tv di Mediaset, dove tra gli imputati c’è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

In data 2 novembre i difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno depositato nella cancelleria della prima sezione del Tribunale di Milano un’istanza in cui invocano il legittimo impedimento del premier ad essere in aula a causa della concomitanza con il convegno internazionale della Fao sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma nei giorni che vanno dal 16 al 18 novembre. Ghedini e Longo spiegano che il premier intende «partecipare direttamente a ogni udienza», facendo esplicito riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale che aveva bocciato il lodo Alfano, la norma che aveva fatto sospendere il processo il 28 settembre del 2008.

La Consulta infatti ha invitato i giudici nel preparare il calendario delle udienze a considerare gli impegni istituzionali del premier al fine di contemperare le esigenze di chi ricopre importantissime funzioni pubbliche e quelle dell’amministrazione della giustizia. All’istanza i legali di Berlusconi hanno allegato il programma del convegno della Fao, a ulteriore dimostrazione dell’impossibilità del capo del governo, imputato di frode fiscale, a essere presente al processo. Va ricordato poi che a invocare un legittimo impedimento è anche l’avvocato Roberto Pisano, difensore di Frank Agrama, l’uomo d’affari di origine egiziana del quale secondo la procura di Milano Berlusconi sarebbe stato il socio occulto nella creazione e nella gestione di fondi extra bilancio. Pisano sarà impegnato a Parma in uno dei tronconi processuali della vicenda relativa al crac Parmalat.

I giudici, presidente Edoardo D’Avossa, a latere Maria Teresa Guadagnino e Irene Lupo, dovranno decidere se rinviare o meno l’udienza e va considerato che con ogni probabilità non sarà facile preparare già il 16 novembre il calendario del processo perchè i legali del premier avranno bisogno di tempo per parlare con il loro assistito alla luce degli impegni istituzionali che lo stesso avrà nei prossimi mesi.
Va ricordato che finora Berlusconi non aveva partecipato a una sola udienza del processo tanto che risulta contumace. Le udienze hanno fin qui esaurito i testi del pm e si tratta di passare all’esame degli imputati. Seguiranno i testi della difesa. Prima di arrivare alla sentenza ci vorranno comunque diversi mesi, legittimi impedimenti permettendo. Inoltre il processo avrà quasi sicuramente un imputato in più, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, anche lui imputato di frode fiscale in uno stralcio.

vediamo quando farà la sua prima comparsa...

domenica 1 novembre 2009

La camera chiude fino al 9 novembre

L'Aula della Camera chiude i battenti per dieci giorni. Questa la decisione presa dalla conferenza dei capigruppo, che ha stabilito che ricomincerà a lavorare il 9 novembre con la riforma della legge finanziaria.
“Una delle ragioni per le quali non è possibile calendarizzare in Aula progetti di legge di iniziativa parlamentare”, ha spiegato Fini, “deriva dal fatto che questi non possono essere licenziati dalle commissioni per mancanza di copertura finanziaria”.
Il presidente della Camera non manca di critiche, sottolineando come in questo modo possano di fatto essere esaminati soltanto i decreti governativi.

Protesta delle opposizioni

La decisione di rinviare i lavori della Camera alla prossima settimana è stata contestata da tutti i partiti di opposizione. “Dopo che per tre settimane abbiamo votato solo mozioni e un decreto, questo stop è l'ennesima dimostrazione che le proposte di legge parlamentare oggettivamente non riescono ad approdare in Aula per mancanza di copertura. È un problema oggettivo che deve sciogliere il governo”: ha detto Erminio Quartiani del Pd.
Fortemente critici anche Borghesi, Donadi, e Antonio Di Pietro, dell’Italia dei Valori, che in una nota congiunta osservano: “L'Italia va a rotoli, i cittadini non arrivano alla fine del mese e la Camera cosa fa? Chiude i battenti per una settimana, invece di cominciare l'esame della legge di bilancio. L'Italia dei Valori contesta fortemente tale decisione che è stata avallata da tutti gli altri gruppi”.
Critico per anche Michele Vietti dell'Udc, anche se, dice, “non posso non notare che anche se avessimo lavorato non avremmo avuto provvedimenti da esaminare”.

(fonte)


E' giusto ricordare che:

Con oltre 5 mila euro di stipendio mensile, sommati agli 8 mila euro tra spese di rappresentanza e diaria, i parlamentari che popolano le aule di Camera e Senato possono maturare retribuzioni superiori ai 20 mila euro in un solo mese, senza considerare il fitto sottobosco di benefit e agevolazioni integrative.

beh... è bello sapere che i nostri soldi sono spesi bene

martedì 27 ottobre 2009

Senza risposte né solidarietà

Lettera inviata al Corriere.it da un lettore originario di Giampilieri, uno dei paesini nel Messinese più colpiti dall'alluvione e dai crolli dei primi di ottobre.

È passato quasi un mese dall’alluvione di Messina e a Giampilieri e negli altri paesi colpiti dalle frane del primo ottobre non ha mai smesso di piovere. Prima la pioggia che ha fatto crollare le montagne sulle case. Poi quella dei media arrivati da Roma e da Milano a documentare la tragedia. Poi è rimasta soltanto la pioggerellina d’autunno, forse un po’ più insistente degli altri anni. Intervallata da qualche rara giornata di sole. Visto che in quei luoghi ci sono nato, sono andato più volte in questi giorni a vederli e a fotografarli.

Volevo parlare con i miei amici e con i miei parenti. La sensazione che ne ho tratto è che queste persone, dopo essere state travolte dall’alluvione vera e poi da quella mediatica, oggi sono tornate in un silenzio ancor più irreale del frastuono fangoso di qualche settimana fa. Solo due cose non sono piovute. La prima, a distanza di quasi un mese, sono le risposte. Ad esempio sulle modalità di gestione e risoluzione dello stato di emergenza, come da giorni chiede il neo-comitato «Salviamo Giampilieri». La seconda, curiosamente, sono gli sms di solidarietà. Come per altre tragedie analoghe è stato attivato un numero (il 48580) dove chi voleva poteva mandare un sms del valore di un euro. Ma questo numero fantasma, di cui nessuno dei grandi media ha parlato, è stato disattivato già da diversi giorni. Come a confermare l’amara constatazione che la tragedia di Messina è stata frettolosamente catalogata come un affare di negligente e colpevole abusivismo. Come se quelle vittime fossero un po’ di serie B. Vittime, ma anche un po’ colpevoli, in fondo.

martedì 20 ottobre 2009

OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA È EMERGENZA UMANITARIA

Questo è l'appello accorato del blog di Miss Kappa a far circolare questa richiesta d'aiuto.

URGENTISSIMO

Domani rientrerò a L'Aquila. Nella casa presa in affitto. Sarò di nuovo in prima linea. Per qualche giorno avrò difficoltà di connessione. Vi lascio un messaggio importantissimo. Fatelo girare più che potete. Aiutateci. Gli attendati hanno bisogno della solidarietà di tutti gli Italiani. Visto che dal Governo e dalle amministrazioni locali non arriva.

OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA È EMERGENZA UMANITARIA

Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.
A chi ha mantenuto alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.
Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.
Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende. Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.La maggior parte degli Aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare.
Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili. Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città. Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere. Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi. Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà. Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni. Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà. E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli. Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma. Un'altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.
Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero.

Per donazioni e contatti:
emergenzaottobre2009@gmail.com
339.19 32 618 - 347. 03 43 505

per ulteriori informazioni aggiungo il mio numero
348. 30 55 965 ""

Petrolio: vola sopra 80 dollari

lo so, lo so
ci sono argomenti molto più importanti...
ma mi chiedo?

si riuscirà mai ad anticipare gli eventi, o arriveremo di nuovo con il petrolio a 100 dollari, e solo allora scatteranno i titoli sui giornali, le rivolte delle associazioni consumatori ecc...

mai una volta che si anticipi...

giovedì 15 ottobre 2009

Il ponte sullo stretto



ma come si fa a giustificarla come opera necessaria!!!

Il parere di un ingegnere che aveva collaborato al progetto (http://paoblog.wordpress.com/)

mercoledì 7 ottobre 2009

IL LODO ALFANO E' ILLEGITTIMO!!!

Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Corte costituzionale, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di ieri, a proposito del provvedimento che i processi per le prime quattro cariche dello Stato.

martedì 6 ottobre 2009

In attesa dei giudici della Consulta



aspettando che i giudici della Corte Costituzionale decidano sulla legittimità o meno del Lodo Alfano, ho imparato, grazie agli avvocati di Berlusconi, alcuni principi che erano nell'aria, ma che finalmente sono stati messi in piazza:

1. "La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione" di Niccolò Ghedini

adesso si che mi sento tutelato.

2. "Il premier non è 'primus inter pares' come vuole la tradizione liberale, ma 'primus super pares'" di Gaetano Pecorella

L'espressione latina primus inter pares, che letteralmente significa "primo tra pari", identifica una persona egemone in un gruppo di altre che sono al suo stesso livello e con pari dignità; la funzione del primus inter pares è di guida, oltre che di capo, ed i suoi poteri sono vincolati dalla condizione stessa di essere a capo di persone fra loro pari. (wikipedia)

Berlusconi, secondo Pecorella, è al di sopra di tuti gli altri, e quindi deve godere di attenzioni che nessun altro può godere, e poi, è stato, da vero sire, estremamente generoso, e insieme a lui ha messo altre 3 cariche dello stato.

3. Chi riveste un'alta carica dello Stato non può fare al tempo stesso l'imputato. di Piero Longo, che sostiene anche che «un'alta carica dello Stato deve rendere disponibile il suo tempo per i doveri e gli obblighi» che comporta la sua carica.

Infatti, una persona imputata in un qualsiasi procedimento penale, non dovrebbe ricoprire nessun tipo di incarico pubblico, tanto meno essere il Presidente del Consiglio.

domenica 4 ottobre 2009

Il paese delle cassandre postume



"L’evento «era stato previsto - ha detto il premier - e nel nostro centro romano era previsto con anticipo. Avevamo dato l’avviso per tempo (questo il comunicato della Protezione civile del 30 settembre, ndr), poi la precipitazione iniziata nelle prime ore del pomeriggio del primo ottobre è stata più intensa di quanto si prevedeva".


750 milioni (749.955.611,93, per l'esattezza)

Fininvest è stata condannata dal tribunale di Milano a risarcire Cir del danno patrimoniale da "perdita di chance" di un giudizio imparziale, (in merito al Lodo Mondadori) quantificato in circa 750 milioni (749.955.611,93, per l'esattezza).

Ma Fininvest non ci sta: "Sentenza ingiusta, faremo appello".

ma dai, non lo avrei mai detto

Nella nota della Cir si legge che "è stata depositata oggi la sentenza del tribunale di Milano nella causa civile promossa da Cir, assistita dagli avvocati professor Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, contro Fininvest per il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del lodo Mondadori. La sentenza che ha carattere esecutivo decide che Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest del danno patrimoniale da 'perdita da chance' di un giudizio imparziale, quantificato in euro 749.955.611,93; Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest anche dei danni non patrimoniali sopportati in relazione alla medesima vicenda. La liquidazione di tali danni è riservata ad altro giudizio".

La sentenza di oggi nasce da quella penale del 2007 nella quale Cesare Previti (legale della Fininvest) e altri vennero condannati per "corruzione in atti giudiziari". In sostanza, allora venne riconosciuto un comportamento fraudolento di persone legate a Finivest contro la Cir. Oggi il gruppo di Berlusconi è chiamato a risarcire i danni causati da quei comportamenti.

"In questo modo - si legge ancora nella nota della Cir - dopo la definitiva condanna penale per corruzione intervenuta nel 2007, anche il giudice civile porta luce su una vicenda che ha inflitto un enorme danno a carico di Cir, ferendo al contempo fondamentali valori di corretto funzionamento del mercato e delle istituzioni. Cir esprime soddisfazione per una sentenza che rende giustizia alla società e ai suoi azionisti".

Ma la Fininvest non ci sta e annuncia che "ricorrerà immediatamente in appello, assolutamente certa che la totale fondatezza delle sue tesi non potrà non essere riconosciuta". Per il presidente della Fininvest, Marina Berlusconi, "si tratta di un verdetto incredibile e sconcertante". "La Fininvest - commenta Marina Berlusconi - ha sempre operato nella massima correttezza e ha dimostrato in modo limpido e inconfutabile la validità delle proprie ragioni. Non posso non rilevare che questa sentenza cade in momento politico molto particolare. Non posso non rilevare che dà ragione ad un Gruppo editoriale la cui linea di durissimo attacco al presidente del Consiglio, per non dire altro, è sotto gli occhi di tutti. Sbaglia però chi canta vittoria troppo presto. Sappiamo di essere nel giusto e siamo certi che alla fine questo non potrà non esserci riconosciuto".

il problema è sempre quello, il momento politico, l'accanimento giudiziario, noi siamo dei santi, ce l'hanno con noi...

fonte

venerdì 2 ottobre 2009

270 SI, 250 NO

Lo scudo fiscale è legge

assenti per l'opposizione 29 deputati

con gli assenti

270 SI, 279 NO

Lo scudo fiscale non passava

ecco l'elenco dei 22 PD, 1 dell' IDV e 6 dell'UDC assenti alle votazioni

per l'IDV

Aurelio Misiti

pari al 3,8% dei componenti il gruppo

per il PD

Ileana Argentin, Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra, Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Marianna Madia (assente perché si è dovuta sottoporre ad un importante accertamento medico), Margherita Mastromauro, Massimo Pompili, Fabio Porta, Giamomo Portas, Sergio D'Antoni (quest'ultimo ha reso noto che la sua assenza era dovuta alla necessità di sottoporsi a ricovero urgente per accertamenti medici presso la clinica universitaria Sant'Orsola Malpighi di Bologna) e Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Lapo Pistelli (tutti e tre impegnati a Madrid per seguire, per conto del Partito Democratico e del gruppo parlamentare che aveva autorizzato la missione, i lavori del Convegno «Global Progress Conference» promosso dal Center of American Progress e dalla Fundacion Ideas para el progreso)

pari al 10,6%

per l'UDC

Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane, Salvatore Ruggeri

pari al 16,2%

grazie

...e non mi interessa sapere di Fassino che dice...se ci fossimo stati noi ci sarebbero stati loro...
su di un argomento così importante dovevano esserci tutti...le occasioni vanno sfruttate e basta


giovedì 1 ottobre 2009

...per tutto il resto c'è "la carta del dicastero"



Il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo è indagata dalla Procura di Roma per l'ipotesi di reato di peculato in relazione a presunti acquisti di articoli di moda e di pelletteria femminile fatti utilizzando una carta di credito del dicastero della quale è titolare. L'iscrizione costituisce un atto dovuto in quanto gli inquirenti dovranno accertare se tali eventuali acquisti siano stati per motivi personali ovvero per ragioni istituzionali.

Non vuoi comprarti un bell'abitino per l'occasione...
non ci dobbiamo preoccupare, perchè una volta finito l'incarico lo restituisce...


Lo so, lo so...è un atto dovuto, non c'è nulla di certo, ecc...ecc...
ma la notizia era troppo divertente
Un ministro beccato a usare la carta del dicastero per comprarsi le sue cosette, cosa farà mai adesso, si dimetterà?

ma va...
siamo nel paese dello scudo fiscale...

a proposito dello scudo fiscale, che non vengano poi a dire che il governo non ha abbassato le tasse...
con lo scudo paghi solo il 5%, contro i 30/40% di noi comuni mortali...

e per ultimo, volevo ringraziare i rappresentanti dell'opposizione assenti alle votazioni, che hanno fatto mancare il numero che poteva essere sufficiente a bloccare lo scudo...
ma, come ha detto Fassino a RepubblicaTv, se ci fossero stati tutti loro, ci sarebbero stati tutti anche gli altri, e il risultato, alla fine, sarebbe stato lo stesso...

forse bisognerebbe spiegare a Fassino che, nel dubbio, la presenza di tutti sarebbe stata un bel segnale per il paese, avrebbe portato giovamento alla pessima immagine del PD, ci avrebbe fatto, anche solo per un attimo, pensare che l'opposizione esiste e che crede in quel che dice quando urla VERGOGNA...

Noi aspettiamo speranzosi dei segnali...

mercoledì 30 settembre 2009

Il pluralismo in Italia...







sono riusciti a dire tutto questo in meno di due giorni, è allucinante, è dappertutto, è vergognoso...

sono curioso di vedere/sentire come tratteranno la manifestazione del 3 ottobre...

è la terza volta che cambio il post oggi...
è veramente difficile stargli dietro

martedì 29 settembre 2009

Loriana Lana...



di Loriana Lana e Pino Di Pietro - Cantano Loriana Lana e Sergio Panajia

Pensarlo proposto per il nobel è quanto di più assurdo si possa immaginare, pensare a persone che glielo vogliono vedere assegnare, è quanto di più triste si possa pensare.

domenica 27 settembre 2009

“Mé ché öle ü paghér” (Io qui voglio un abete)

Questo è il messaggio che è stato lasciato da chi, la mattina della manifestazione per Peppino Impastato, ha tagliato l'ulivo che era stato piantato in memoria di Peppino a Ponteranica.
Questo gesto si aggiunge a quello del sindaco, che qualche settimana fa, ha deciso di rimuovere la targa commemorativa all'ingresso della biblioteca del paese.

E questa è stata la risposta della gente




Il nuovo ulivo


L'ulivo tagliato

venerdì 25 settembre 2009

Nessun reato


Questa è la linea che stanno tenendo quelli della maggioranza per la difesa del loro sire. Nella vicenda escort Berlusconi, non ha commesso nessun reato.(Annozero di ieri sera) Non è importante se poi chiama e incontra costantemente un personaggio (Tarantini), noto a tutti per i suoi traffici.

E' vero,anche in questa immagine non sta commettendo nessun reato, ma quanta vergogna si prova nel sapere che un simile personaggio è stato eletto con una maggioranza schiacciante, che ancora oggi, nonostante tutto, vince le elezioni e che ci sia gente disposta a giustificarlo.

Ovviamente il nessun reato è limitato solo alla vicenda Escort, penso che nessun, a parte lui stesso, abbia il coraggio di sostenere che Berlusconi sia una persona onesta

martedì 22 settembre 2009

Continuano a dire che non sarà un condono....

Scudo fiscale anche per la dichiarazione fraudolenta

Nella formulazione originale prevista dalla Legge anticrisi lo scudo fiscale rende non punibili i reati di omessa o infedele dichiarazione dei redditi, mentre non salva gli effetti recati da altri tipi di reati.

Con la modifica apportata dall'emendamento Fleres approvato oggi in Senato e che ora dovrà essere votato dall'Assemblea la non punibilità viene estesa, ricalcando quanto previsto dal condono fiscale stabilito con la Finanziaria 2003, anche a questi reati tributari:
dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti
;
dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;
dichiarazione infedele;
omessa dichiarazione;
occultamento o distruzione di documenti contabili.

La stessa norma, inoltre, prevede la non punibilità per una serie di altri reati, nel caso in cui siano stati commessi per eseguire o occultare i reati tributari sopra citati ovvero per conseguirne il profitto e nel caso in cui siano riferiti alla stessa pendenza o situazione tributaria:

falsità materiale commessa dal privato;
falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico;
falsità in registri e notificazioni;
falsità in scrittura privata;
uso di atto falso;
soppressione, distruzione e occultamenti di atti veri;
falsità concernenti documenti informatici;
falsità concernenti copie autentiche che tengono luogo degli originali mancanti;
false comunicazioni sociali;
falso in prospetto.

Va precisato che lo scudo fiscale-ter circoscrive l'applicazione alle sole persone fisiche, mentre ne restano escluse le società. Quindi l'effetto dell'estensione alla non punibilità del falso in bilancio nella attuale versione sarebbe circoscritto alla contestazione del falso in bilancio commessa dalla persona fisica nelle vesti di amministratore di società.

sabato 19 settembre 2009

Siamo tutti farabutti


foto

martedì 15 settembre 2009

C'è Bruno Vespa e c'è...



L'importante è che in TV passi un solo messaggio... quanto è bravo, quanto è bello il nostro presidente del consiglio...
Art. 33 della convenzione di Ginevra

Divieto d’espulsione e di rinvio al confine

1. Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.

2. La presente disposizione non può tuttavia essere fatta valere da un rifugiato se per motivi seri egli debba essere considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede oppure costituisca, a causa di una condanna definitiva per un crimine o un delitto particolarmente grave, una minaccia per la collettività di detto paese.

fonte

E' vietata, quindi, non solo l'espulsione dal territorio di uno Stato ma anche il respingimento alle frontiere dello Stato o il rinvio o l'accompagnamento verso il luogo di temuta persecuzione. Inoltre, nel caso di persone che affrontano un viaggio via mare, il principio di non-respingimento si applica all'interno delle 12 miglia di acque territoriali, così come nelle acque contigue, in mare aperto e nelle acque costiere di paesi terzi. Il rinvio diretto di un rifugiato o di un richiedente asilo verso un paese nel quale teme di essere perseguitato non rappresenta l'unica forma di respingimento. Anche il rinvio indiretto verso un paese terzo che potrebbe successivamente inviare la persona verso il paese di temuta persecuzione costituisce respingimento, ed in questo caso entrambi i paesi sarebbero ritenuti responsabili.

Le convenzioni stabiliscono dunque che nessun richiedente asilo dovrebbe essere rinviato verso un paese terzo che non possa garantire criteri base di protezione quali l' osservanza del principio di non-respingimento, l'impegno ad esaminare in maniera imparziale ed obiettiva la domanda di asilo della persona e la capacità e volontà di fornire efficace protezione in tutti i casi competenti.

fonte

Noi stiamo rispettando tutto questo?